Il progetto complessivo di restauro si è concluso pochi giorni fa: la necessità di attuare un intervento nella Cappella di Firenze, nasce nel 2020, quando è stata verificato il distacco di alcune parti di intonaco pittorico. Una prima analisi ha dunque stabilito di intervenire anche e sopratutto per la futura integrità della struttura e per finalizzare una strategia preventiva dell’intero patrimonio artistico lì preservato, in particolare quello del ciclo pittorico realizzato a partire dal 1423, iniziato da Masolino e Masaccio e poi concluso da Filippo Lippi.


Le indagine e le tecniche innovative hanno portato alla luce importanti dettagli materici del contesto figurativo, ricostruendo la complessità originaria delle figure dipinte più di sei secoli fa. Tutti i risultati emersi saranno svelati al pubblico durante una conferenza stampa prevista per la primavera del 2025, mentre già da fine aprile la Cappella è riaperta al pubblico, in una Firenze che come sempre, conferma importanti iniziative nel panorama artistico nazionale.
La storia della Cappella Brancacci inizia in realtà nel 1386, costruita per volontà di Antonio Brancacci, mentre gli affreschi furono commissionati nel 1422 da Felice Brancacci, figura politico di spicco nella Toscana del ‘400 che affidò la decorazione degli affreschi a Masolino e Masaccio, che tuttavia la lasciarono incompleta: fu infatti terminati negli anni ’80 del ‘400 da Filippo Lippi. Sappiamo che, come ogni lavoro su affresco, la pittura è partita dall’alto: tuttavia della parte alta originaria della cappella non è rimasto nulla, poichè vi sono affreschi della metà del 600 che hanno coperto ciò che in parte si era rovinato.

Non si sa con certezza come i due artisti si fossero spartiti il lavoro. Va notata la grande importanza del dettaglio quotidiano: ci sono le rappresentazioni più comuni delle strade della Firenze dell’epoca. La scena del Peccato originale è di Masolino, mentre la Cacciata dei progenitori è di Masaccio. I due modi di intendere la nudità e il corpo umano sembrano differenti. L’importanza dell’antico è fondamentale per entrambi. L’interpretazione che Masolino dà dell’antico è più ampia mentre quella di Masaccio si adatta a quella concentrazione drammatica che è la sua cifra ideale. La citazione è quasi letterale, come ad esempio Eva ripresa dalle molte raffigurazioni della Venere Pudica).
info: cappellabrancacci.it


