L’immagine del mondo al Padiglione Venezia. Intervista a Pietro Ruffo

All'interno della mostra "Sestante Domestico" del Padiglione, l'opera di Ruffo si inserisce in una ricerca sulle migrazioni e l'evoluzione dei territori

Pietro Ruffo ha catturato l’attenzione con la sua installazione L’Immagine del Mondo alla mostra Sestante Domestico del Padiglione Venezia, riportando il padiglione alla sua storica rilevanza nella Biennale. Curata da Giovanna Zabotti, l’opera di Ruffo si inserisce in una ricerca sulla casa, esplorando il concetto al di là dei confini territoriali e storici, rivelando un sentimento universale di familiarità e cambiamento. L’Immagine del Mondo si compone di tre elementi in dialogo: il “Migration Globe”, un globo terrestre, il “Constellation Globe”, un globo celeste, e una libreria in cui i libri sono sostituiti da rotoli di carta disegnata ad inchiostro, “the Woodland’s Archive”. Lo stile distintivo dell’artista si intreccia con miti storici e contemporanei, spingendo alla riflessione sul ruolo dell’essere umano nel mondo.

Che significato ha avuto per te partecipare alla tua prima Biennale?
La Biennale di Venezia è un traguardo significativo per qualsiasi artista. Non è solo un punto culminante nella carriera, ma può rappresentare una tappa di grande importanza. Personalmente, è stato un sogno che si è finalmente avverato a 45 anni, un momento che considero il più bello della mia vita artistica. È stata un’opportunità inattesa: arrivata con una telefonata il 28 dicembre 2023 che mi ha chiesto di sviluppare un progetto per la Biennale, ad aprile 2024. Sin da giovane ho visitato la Biennale di arte e di architettura, ma quest’anno vivere il dietro le quinte è stata un’emozione unica. A metà gennaio, sotto una pioggia battente, i giardini sembravano un cantiere all’aperto. Ai primi di aprile, tornato per l’allestimento, ho percepito una grande effervescenza, come se ci fossero cento mostre con cento curatori e centinaia di artisti, tutti uniti per raggiungere uno scopo. Lavorare a Venezia è un’esperienza unica, con tutte le sfide logistiche legate al trasporto via acqua. La settimana dell’allestimento è stata intensa ed entusiasmante, con falegnami, elettricisti, allestitori e i giovani del corso Art Moving and Set Up Manager tutti coinvolti nel dare vita alla mia installazione.

L’Immagine del Mondo è un’installazione che occupa uno spazio ricco di storia, valorizzandolo sia dal punto di vista architettonico che concettuale. In che modo la tua formazione da architetto ha influenzato l’ideazione del progetto?
Il Padiglione Venezia, costruito nel 1930 da Brenno del Giudice, ha una struttura unica che abbraccia i visitatori. Ho deciso che anziché essere solo uno spazio espositivo, dovesse diventare un luogo di riflessione. Questa visione mi ha riportato alle mie radici di architetto, sottolineando l’importanza del disegno e della manualità. Utilizzando gli archi distintivi del padiglione, ho creato un’enorme scaffalatura che richiama l’atmosfera della Biblioteca Marciana.

L’immagine del Mondo. Ph: Giorgio Benni

Esporre al Padiglione Venezia comporta una grande responsabilità. In che modo Venezia ti ha ispirato e quale messaggio hai voluto comunicare?
Il Padiglione Venezia rappresenta le capacità e le potenzialità della città lagunare. Mi sono ispirato alla Biblioteca Marciana come simbolo del sapere. Ho voluto omaggiare il grande geografo Vincenzo Coronelli, reinterpretando la bellezza dei globi presenti nella biblioteca.

Ora che L’Immagine del Mondo è esposta e visitabile, qual è l’importanza di questa installazione per te e per il tuo percorso artistico?
Avevo intuito che questa installazione avrebbe avuto un significato particolare all’interno della Biennale, considerando l’attenzione verso temi come le migrazioni e l’evoluzione dei territori. È stato importante per me realizzare un padiglione di carta per esprimere la fragilità della nostra conoscenza. Interagire quotidianamente con artisti e curatori internazionali è stata un’esperienza stimolante. Ora, vedere come i veneziani hanno accolto il padiglione come parte integrante della città è stata la mia più grande soddisfazione: ricevo molti messaggi di apprezzamento e ne sono estremamente grato.