Addio Lucia Spadano, con la rivista “Segno” una vita per l’arte

Lucia Spadano è stata una delle figure di maggiore rilievo dell’ambiente artistico italiano. Premiata nel 2019 per i 35 anni di giornalismo

Lucia Spadano, storica dell’arte e fondatrice della rivista Segno, si è spenta nella notte del 22 febbraio. Il mondo dell’arte perde un faro importante: dal 1976 la giornalista ha raccontato i momenti più significativi della scena artistica e ogni suo protagonista, rendendo la sua Pescara un centro dal respiro internazionale, punto di riferimento del contemporaneo. Nel 2019 l’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo la premiò per i suoi 35 anni di attività come figura di spicco nell’ambiente artistico e culturale abruzzese.

Proprio nella cittadina abruzzese aveva fondato nel 1976 assieme al marito Umberto Sala il noto giornale fin da subito recettore di stimoli culturali anche al di fuori del nostro paese. Pescara, apice di un decentramento culturale, comincia ad accendersi di femminismo e grandi novità: personalità come Mario Pieroni e Lucrezia De Domizio avevano aperto i loro spazi nel centro storico, offrendo le prime occasioni di vedere il lavoro di diversi artisti tra Gino De Dominicis, Joseph Beuys, Luciano Fabro, Mario Merz o Michelangelo Pistoletto.

Sono gli anni del concettuale, del poverismo, della figura che ritorna a sostituire l’incorporeo e di un’arte che si andava a diversificare, con una esplosione di stili e approcci. La Spadano, in qualità di direttrice del giornale, si è avvalsa della collaborazione dei più importanti critici come Filippo Menna, Gillo Dorfles, Laura Cherubini, Gabriele Perretta, Tommaso Trini, Germano Celant e Achille Bonito Oliva, tra le primissime firme di Segno notiziario di arte contemporanea, titolo ispirato alla semiologia di Umberto Eco.

La rivista e la sua scrittura si fanno promotrici di una cultura effervescente, senza alcuna distinzione geografica, culturale o stilistica. La narrazione è quella di un’arte che inverte il punto di vista, che riconfigura il quotidiano e che lo ripensa a suo modo senza problematizzarlo. Un rimettere il mondo al mondo, come diceva Alighiero Boetti, per ricordarci che ogni nascita, anche quella di un giornale di arte, può permettere di reinventare un futuro migliore.