One wall a web through which the moment walks alla galleria 1/9unosunove: sottotesti e conversazioni

La collettiva curata dall’artista Jonathan VanDyke mette in dialogo artisti italiani e americani del XX secolo con le nuove generazioni statunitensi del XXI secolo

La galleria 1/9unosunove di Roma ha inaugurato il 13 ottobre la grande mostra collettiva One wall a web through which the moment walksCurata dall’artista newyorkese Jonathan VanDyke, il percorso si articola tra tempo e spazio, facendo incontrare artisti italiani del XX secolo con le nuove generazioni statunitensi del XXI secolo. La curatela dell’artista americano va a coronare una lunga collaborazione con la galleria, che ha avuto inizio nel 2013 quando venne organizzata la prima personale di VanDyke nelle grandi stanze bianche dello spazio romano. Questa volta la collaborazione include altri tredici artisti: giovani, multimediali, interculturali, che approdano in America a volte da regioni opposte ad essa del mondo e che vanno qui a incontrare l’arte italiana storicizzata di Carla Accardi, Gino De Dominicis, Piero Gilardi, Dadamaino e Carol Rama.

One wall a web through which the moment walks, Installation View, 1/9unosunove, Roma, Foto di Giorgio Benni. Da sinistra: Carla Accardi, Carla Edwards, Ellie Krakow, Carol Rama, Kenji Fujita, Sreshta Rit Premnath, Ellie Krakow, Nadia Ayari

Il titolo della mostra è tratto da una poesia di Muriel Rukeyser, anch’essa americana, che in “Waterlily Fire” riflette sull’incendio al Museum of Modern Art di New York nel 1958. Il fuoco carbonizzò uno degli iconici dipinti delle ninfee di Monet, facendone trapelare le strutture più recondite sotto le superfici carbonizzate e i colori liquefatti. L’idea di VanDyke è proprio quella di basare la scelta delle opere esposte sul concetto di “sottotesto”, di ciò che è sottostante, il “percepito ma non detto” per contrastare la tendenza sociale di voler etichettare e incasellare ogni artista in questa o quella tendenza. Le aspettative di una lettura univoca e rapida dell’opera vengono “disturbate” dagli artisti in mostra, che non si pongono come obbiettivo quello di individuare un tema, o una firma/marchio coerente e utilizzabile nel mercato.

One wall a web through which the moment walks, Installation View, 1/9unosunove, Roma, Foto di Giorgio Benni. Da sinistra: Carla Accardi, Jonathan VanDyke, Carla Edwards, Ellie Krakow, Julianne Swartz, Hwi Hahm, Kenji Fujita

La riflessione di VanDyke sull’argomento aveva già trovato uno spazio sulle pagine della rivista Shifter, fondata dall’artista Sreshta Rit Premnath (presente in mostra), sulla quale era stato pubblicato un saggio di VanDyke nel 2021. Si sosteneva la necessità di prediligere “calore, riserbo, attenzione, cura, ponderatezza e ricettività” nella ricerca artistica, piuttosto che un’attenzione volta alla produttività e al risultato. La domanda che pone la mostra nel suo insieme è: “in che modo l’insistenza degli artisti sull’ambiguità, la complessità e il dubbio potrebbe servire come alternativa immaginativa alla reazionarietà e alla ricerca di attenzione?”. Le opere riportano trame intricate, griglie e ragnatele il cui significato simbolico si collega agli studi modernisti degli elementi della figurazione contemporanea. Risuona il pensiero di Rosalind Krauss, della lettura della griglia come figurazione associativa concettualmente infinita e priva di differenze gerarchiche, in cui centro e limite non sono evidenti e lasciano spazio.

One wall a web through which the moment walks, Installation View, 1/9unosunove, Roma, Foto di Giorgio Benni. Da sinistra: Hwi Hahm, Julianne Swartz, Kenji Fujita

Questa infinità di interpretazioni è ciò che le opere in mostra ricercano, e di fronte ad una tale infinità, ricercarne una sola perde quasi la sua utilità. Gli artisti affrontano questi concetti con medium diversi: chi utilizzando oggetti di vita quotidiana, come bandiere americane e materiali industriali; chi struttura il suo “sottotesto” basandosi sull’accumulazione materica; altri ancora invece utilizzano il corpo come teatro delle stratificazioni interne. Lo sguardo dello spettatore rimbalza da un materiale all’altro, da un tratto grafico a una materia scolpita, fino ad arrivare ad un oggetto in movimento: una ragnatela metallica che freme delicatamente; l’occhio percepisce a stento il fremito, ma quando lo visualizza esso diventa ipnotico.

La delicata scultura di Julianne Swartz al centro della seconda stanza vibra di corrente elettrica, a sua volta generata da un’onda sonora che riproduce le onde sonore delle stelle e del respiro umano. La trama dei fili di rame lascia vedere attraverso, e incarna il frammento della poesia di Rukeyser, “One wall a web through which the moment walks”. Visitabile fino al 13 gennaio, la mostra lascia spazio ad una conversazione intergenerazionale e invita alla partecipazione, al “disturbare” le regole della trasmissione verticale degli spazi convenzionali dell’arte.

One wall a web through which the moment walks, Installation View, 1/9unosunove, Roma, Foto di Giorgio Benni. Da sinistra: Hwi Hahm, linn meyers, Dadamaino, Carla Accardi

One wall a web through which the moment walks
Carla Accardi, Nadia Ayari, Dadamaino, Gino De Dominicis, Carla Edwards, Kenji Fujita, Piero Gilardi, Hwi Hahm, Ellie Krakow, linn meyers, Sreshta Rit Premnath, Carol Rama, Julianne Swartz, Jonathan VanDyke
a cura di Jonathan VanDyke
fino al 13 gennaio 2024
1/9unosunove – Via degli Specchi 20, Roma
info: http://www.unosunove.com/public/it/