Il processo di selezione del Premio Marcel Duchamp è piuttosto lungo. Con una valutazione di oltre diciotto mesi, l’edizione 2023 si conclude con la proclamazione di Tarik Kiswanson, vincitore tra i quattro finalisti annunciati all’inizio dell’anno. La notizia è stata comunicata da Xavier Rey, direttore del Museo Nazionale d’Arte Moderna Centro Georges Pompidou, dove sono già esposte le opere dei finalisti, e lo saranno fino all’8 gennaio 2024.

Classe 1986, Tarik Kiswanson è un artista svedese di origini palestinesi e che vive e lavora tra la Francia, a Parigi, e ad Amman in Giordania. Rappresentato dalla Galerie Carlier Gebauer di Berlino e Madrid e dalla Galleria Sfeir-Semler di Amburgo e Beirut, Kiswanson ha già un corposo curriculum alle spalle, come d’altronde prevede il premio. Non è quindi un artista emergente, Tarik Kiswanson, ma già affermato nello scenario contemporaneo. Nella sede del Premio Duchamp ha presentato sculture di grandi dimensioni, dai bozzoli bianchi in sospensione a insiemi di mobili, oltre a un’opera video dal titolo The Fall (2020), volta a suscitare un’impressione di instabilità con la caduta rallentata di uno studente da una sedia.

«Come immigrato di seconda generazione», condizione dovuta all’esilio dei genitori negli anni ottanta, «penso di fare un lavoro impegnato, ma non penso ad un evento in particolare. Cerco di prendere delle distanze per osservare come si muovono le cose, poi mi avvicino di nuovo per esaminare ciò che ci connette a un livello umano più profondo», ha dichiarato l’artista.
Le opere di Tarik Kiswanson sono esposte al Centre Pompidou con quelle degli altri finalisti, ovvero Bertille Bak, Bouchra Khalili e Massinissa Selmani, in una mostra curata da Angela Lampe. In corso fino all’8 gennaio 2024, l’esposizione offrirà una maggiore visibilità agli artisti, nel quadro della diffusione internazionale dell’arte francese di cui il premio si fa carico.

Su questa posizione è stato molto chiaro Claude Bonnin, presidente dell’ADIAF – Associazione per la diffusione internazionale dell’arte francese, l’ente che organizza il premio. «Vorrei ricordare che il Premio Marcel Duchamp non è un concorso, ma una selezione di artisti che illuminano la scena artistica francese per aiutarla a brillare sulla scena mondiale. Più che un semplice premio del valore di 90mila, di cui 35mila euro per il vincitore, è un sistema di sostegno completo con il programma di mostre internazionali dell’ADIAF, sostenuto dall’Institut français, e le residenze per i finalisti: in Francia presso la Manufacture de Sèvres e negli Stati Uniti con una residenza esplorativa presso la Villa Albertine, che accoglierà il nostro vincitore nel 2024», ha dichiarato Bonnin.
Una proiezione dell’arte francese sulla scena internazionale. Intento rimasto invariato negli anni, fin dalla prima edizione del premio nel 2000, ma che anzi ha visto un maggiore impegno in questa direzione. Dal 2016 tutti i finalisti, e non solo il vincitore, espongono al Centre Pompidou, incrementando la diffusione nel pubblico dell’arte contemporanea in Francia.


