Una parola va all’asta per la prima volta nella storia dell’arte

Un inedito nel panorama artistico mondiale: la casa d'arte Drout batte la prima opera immateriale dell'artista italiano Alberto Sorbelli

Succede nella casa d’aste parigina Drouot. Il 6 giugno 2023 verrà battuta all’asta, per la prima volta nella storia dell’arte, una parola. Non un quadro, una scultura o una fotografia. L’opera immateriale appartiene all’artsta italiano Alberto Sorbelli. «Era da almeno un decennio che lavoravo a questo progetto – spiega l’artista all’Adnkronos, sottolineando le difficoltà dal punto di vista giuridico della realizzazione della sua opera – poi, nel febbraio dello scorso anno, è stata approvata una legge che consente alle case d’asta di vendere opere immateriali». E a quel punto ha potuto andare avanti con il suo progetto inedito nel panorama artistico mondiale.

La scelta di vendere la parola in una casa d’aste e non in una galleria poi è tutt’altro che casuale: «La casa d’aste è il tempio del mercato, dove ognuno mette in scena il proprio desiderio e la capacità di realizzarlo. Quello che conta oggi nel mondo dell’arte è il mercato, il prezzo dell’opera, un’opera ha valore solo se ha valore. La casa d’aste dà una legittimità che la galleria non dà, una volta che viene pagato quel prezzo, quello diventa il valore dell’opera, non ci sono ambiguità», dice Sorbelli.

A seguire l’asta saranno Alexandre Giquello e Violette Stcherbatcheff. Insieme alla parola di Sorbelli, all’asta anche un quadro e a un disegno di Amedeo Modigliani e due sculture di Luciano Fontana. Quando toccherà al lotto dell’artista, il 17, il banco sarà vuoto, «assisteremo al teatro del mercato». Lo stesso prezzo di partenza è ancora ignoto.