Il logo del Mim, un nuovo affronto alla professione del graphic designer

"Creatività – diceva Munari – non vuol dire improvvisazione senza metodo" ecco perché ai ministeri servono bravi grafici

Pensavamo di aver toccato il fondo con la campagna Open to meraviglia del Ministero del Turismo e invece no. Arriva solo qualche settimana dopo il logo del Mim che scatena una nuova pioggia di critiche sul web e sui social. La verità è che se la Venere in versione Ferragni era in qualche modo giustificabile nei fini e nell’estetica («La Venere influencer avvicina i giovani», cioè, almeno la Santanchè si poteva aggrappare a qualcosa), l’icona del Ministero dell’Istruzione e del Merito tocca il terreno dell’indifendibile.



Le critiche dal web e le repliche del ministero

«Bellino dai il logo. L’avete fatto con Windows 95?», chiede sui social l’ex Ministro Danilo Toninelli e in effetti non ha tutti i torti. Le forme bombate di un font nostalgico vanno ad assecondare un cerchio di un azzurro puffo coronato dal puntino sulla i che riporta i colori della bandiera italiana.

«Critiche pretestuose – corre ai ripari il Ministero con una nota – non è stato effettuato alcun cambio del logo ufficiale del ministero, che rimane invariato. Quella diffusa è una grafica creata per i canali social, il cui utilizzo sarà temporaneo, fino al prossimo 22 maggio, e limitato a due soli eventi che vedono la partecipazione del Mim, l’acronimo del Ministero. Quanto alle fantasiose interpretazioni che rimanderebbero a iconografie di epoche passate si tratta di insinuazioni ingiuriose, impossibili da commentare».



Già perché oltre ad essere molto brutto – e non serve uno sguardo raffinato per accorgersene – in tanti hanno notato come il logo richiami inquietanti analogie con i fasci littori fascisti divisi al centro da una fiamma tricolore.

AAA Cercasi grafici per il Ministero

Ma torniamo alla grafica: “Il graphic designer – si legge tra le definizioni del web – è una figura professionale che opera nel campo della comunicazione visiva, e si occupa di sviluppare delle idee o dei messaggi particolari sotto forma di grafica, rendendo tali immagini efficaci anche dal punto di vista comunicativo”.

Insomma, è inutile sottolineare l’importanza di questa figura nell’era delle immagini, e ancor di più nell’era delle immagini digitali. Sorge quindi spontanea la domanda: com’è possibile che nel 2023 un Ministero (del Merito, tra l’altro) non sia in grado di lanciare un bando per trovare un team di grafici competenti per un alto incarico come questo? E per trovare di bravi grafici è piuttosto verosimile che non serva investire i 9 milioni spesi per la Venere del Ministero del Turismo.

La grafica è arte e professionalità, non è improvvisazione

Abbiamo detto che quella del graphic designer è una professione ma sarebbe limitante ridurla a questo. Come dimostra la storia visiva internazionale, la grafica e l’arte sono profondamente intrecciate tra loro. La grafica, come l’arte, deve essere al passo con i tempi, catturare il gusto dei contemporanei e portare sulle spalle anche quello del passato.
Le campagne pubblicitarie che sono rimaste impresse nella storia sono nate proprio dal genio artistico di movimenti come l’Art Nouveau, dalle sperimentazioni grafiche della scuola del Bauhaus e dall’esperienza tutta italiana di Olivetti che con il suo motto Simple is beautiful ha unito eleganza dello stile grafico e semplicità del messaggio.

Insomma, per riassumere con le parole del grande Bruno Munari, considerato peraltro tra i padri del graphic design italiano: “Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo“. Ci auguriamo che questo il Mim, il Ministero del Turismo, e tutti gli altri enti pubblici con o senza acronimo se ne rendano conto anche grazie ai commenti che arrivano dal web. Tra gli insulti sterili ci sono anche critiche costruttive che andrebbero seriamente prese in considerazione.