Qualche considerazione sull’Art Week di Miami, che si merita il titolo di capitale dell’arte contemporanea mondiale

Il punto di vista dell'artista Franco Losvizzero sugli eventi della Miami Art Week e Art Basel Miami, l'appuntamento fieristico più cool dell'anno

La settimana scorsa si è appena conclusa la cinque giorni più intensa e ricca di stimoli artistici al mondo. Miami è animata dall’arte in una moltitudine di fiere e di gallerie e centinaia di migliaia di artisti. Per raccontare un tale fermento, ho stilato una lista delle maggiori fiere con le caratteristiche di ognuna e il range economico, segnalando di ogni fiera quali artisti mi hanno colpito di più, con le foto delle opere di riferimento. Fiere dove ognuno è in cerca dell’affare, dell’artista che si potrà rivalutare di più negli anni e per addentrarci insieme in un magma che ribolle di tante ricerche innovative, mi limiterò a raccontare le ricerche più interessanti ai miei occhi, tralasciando volutamente l’80% di bluff venduti a prezzi inimmaginabili e le opere storicizzate che parlano da sé come i Warhol, i Fontana, i Basquiat, sempre presenti, almeno nelle due fiere più importanti: Miami Art Basel e Art Miami.

Convention Center Art Basel Miami Beach

ART BASEL

È la fiera numero uno, forse al mondo. Si svolge al Convention Center, una location spettacolare al centro di Miami Beach dove, seppur sulla carta troviamo le gallerie più importanti e se pure fosse da considerare la più “istituzionale”, sono presenti, forse, troppo pochi artisti storicizzati. Le gallerie italiane, non riempendo di troppe opere gli stand, risultano le più eleganti, cosa non facile da fare visto i prezzi stellari che i galleristi devono affrontare. Il range dei prezzi parte dai 50 mila per arrivare a decine di milioni di dollari.

Tra gli artisti più interessanti

-Leandro Erich (1973) che con la Galleria Continua presenta un viaggio immersivo con tanto di realtà aumentata che attraverso l’oculus ci porta nei meandri di una piscina dove si intravede un mondo ‘oltre’ il livello dell’acqua. A scrutarci tra le onde di superficie è l’autore stesso, anche lui virtuale, che si affaccia per vedere se sul fondo della piscina siamo morti o vivi!

-Paloma Varga Veisz (Argentina, 1966) crea dei personaggi/sculture dorate che sembrano liquide. Presentata dalla galleria Sadie Coles HQ l’artista di origine tedesca sembra voler riportare al fruitore una pace interiore prima che estetica.

-Daniel Firman (Francia, 1966) realizza dei manichini verosimili a persone della quotidianità intenti in una qualche azione misteriosa. Un allestimento spiazzante della Galleria Ceysson & Bénétière ce lo fa conoscere da vicino dopo la famosa installazione a Versailles con il grande elefante in equilibrio sulla proboscide.

-Commovente la grande installazione di Kiki Smith per l’Orcan O’Neill, tra le poche gallerie romane e sempre molto d’impatto.

-Afriart, Galleria africana, presenta lo stupefacente artista Emmie Nume (Uganda, 1999), direi la scoperta più interessante in questa fiera.

-Maria Josè Arjona realizza la performance in cui, sdraiata su di una sedia sospesa a 3 metri di altezza, rimane immobile per diverse ore.

ART MIAMI

Da Miami Beach ci si sposta in centro città dove si svolge Art Miami in cui il range dei prezzi parte da 2 mila arrivando facilmente al milione di dollari. Qui ci sono tante proposte innovative ed è piena di un pubblico trasversale. In quanto a qualità l’idea di molti è che Art Miami abbia superato l’astronave “madre” Art Basel, anche per la presenza di opere quasi inedite di Keith Haring, così come di Botero e di Warhol, a prezzi, tra l’altro, inferiori alla media.

-Christian Rex Van Minnen (USA, 1980) lavora con il ritratto rielaborando con gomme lattiginose, fluorescenti come orsetti gommosi, visi e corpi dolorosi ed espressivi.

-Hwang Seontae (Corea, 1972), con la Pontone Gallery, presenta dei lavori retro-illuminati che sembrano avere dei tagli luminosi come una finestra bagnata dal sole in un pomeriggio d’estate, creando un’atmosfera rilassante nel mezzo di tanti dipinti drammatici.

-Breakfast Studio (Collettivo di Brooklin del 2009) elabora un’originale installazione tecnologica: con delle paillettes metalliche si forma di volta in volta un’immagine che una microcamera registra all’istante. Telecamera inserita nella cornice e che come uno specchio ci restituisce una sintesi di chi nel quadro cerca una “riflessione”!

-Alex Folla (Italia, 1981) con la Liquid Art System Gallery esplode figure di auto e corpi in un turbinio di movimenti surreali (un po’ alla maniera di Nicola Verlato).

CONTEXT

È la sorella minore di Art Miami, collegata con un passaggio sembra essere un tutt’uno, se non fosse per un livello più sperimentale nelle proposte di giovani artisti. Comunque da non sottovalutare.

-Martin Mancera, ritrae Putin con il naso rosso composto da migliaia di soldatini 3D in plastica.

-Hiroco Shiina, sembra dipingere un tatuaggio in bianco e nero su di una tela di piccole dimensioni con una grande libertà espressiva.

-Kim Kiseok rappresenta un viso di ragazza su fondo rosa, con lo sguardo perso con un pop-surrealismo un po’ manga.

NADA e UNTITLED

Sono le fiere satellite che con rigore estetico per gli allestimenti e nella scelta delle proposte artistiche puntano su nuovi nomi emergenti. La prima si svolge a Miami centro, mentre la seconda si trova sulla spiaggia di Miami Beach, vicino alla fiera SCOOPE.

-Miler Lagos (USA, 1988) lavora con dei grandi fogli increspati riempiti di resina azzurra, come fossero dei recipienti. Un modo per ribaltare la forma e per riempire il vuoto… forse!

-Vanessa Prager (USA, 1984) dipinge ad olio figure umane con una tecnica che crea un grande spessore, una superficie accidentata di furiose pennellate gestuali dal risultato vibrante ed espressionista.

-Alba Triana, artista colombiana, crea dei campi magnetici con delle installazioni tecnico-scientifiche dove aghi e spille sembrano danzare su una superficie bianca. E’ lei a vincere il primo premio della fiera Untitled.

-Fabian Marcuccio, lavora con piccole figurine attaccate sul quadro che creano una folla devastata come dopo un rave. L’effetto da lontano è tutt’altro che scontato.

-Karin Campbell (USA, 1962) con la galleria Shelter di NYC, trasforma figure con violente pennellate deformanti dai colori acidi e stranianti.

SCOOPE

È la fiera più giovanile, aperta al Pop-Surrealismo e alla Street-Art. Sembra di entrare in una discoteca con musica alta, soprattutto nell’area esterna. Troppe opere e troppo “modaiole” creano dei dubbi sulla sostanza.

-Chris Mars, alla maniera del Pop-Surrealismo, riesce a creare una galleria di freaks circensi con uno stile originale e dalla tecnica pittorica rilevante.

-Juliane Undertmark è la vera fuoriclasse di questa Fiera. I suoi ambienti “Baconiani” e i suoi personaggi mostruosi interpretano un mondo/incubo con soluzioni inaspettate. Lei ha preso lo stand direttamente, occupandosi della vendita e dell’organizzazione in prima persona. Lodevole!

-Rachel Ann Stevenson, con delle statuine in bronzo del 2015, sembra copiare senza alcuna remora la “Donna Coniglio” di Franco Losvizzero (Cioè la mia!). Del resto la performance probabile l’abbia vista dal vivo nel 2014 al Convention Center durante l’Art Basel Miami Beach di quell’anno!

-Sangmin Lee (Korea, 1966) crea dei vetri deformati che in trasparenza e con le luci mostrano delle ciotole a loro volta trasparenti. Un minimalismo che ammalia in tanto chiasso.

AQUA

È tra le fiere più piccole dalla forma fascinosa. Il range di prezzo è il più basso, ognuno può tornare a casa con un quadro sotto braccio. È organizzata dentro un albergo completamente svuotato per l’occasione. Non solo una fiera ma anche un evento con musica dal vivo e performance. Divertente e coinvolgente.

-Liam Alexander, rielabora fotografie con il video: un uomo scruta attraverso una lente di ingrandimento lo spettatore. Una foto in bianco e nero statica e un occhio (video) in movimento ci guardano insospettiti.

-Spencer Hancen, in un viaggio tribale interiore, evoca maschere e mostri ricoperti di pelo e di simbologie.

-Rachel Goldsmith, con l’Alessandro Berni Gallery, crea dipinti con la penna 3d, una tecnica nuova che prevede l’uso del forno e tanta tanta pazienza.

Design Miami (ingresso fiera) foto di Franco Losvizzero

DESIGN MIAMI

È la fiera dell’arredamento di interni dove non mancano autori che si possono considerare artisti oltre che grandi designer. Qui grandi marchi come Fendi stupiscono per raffinatezza espositiva ma non mancano tante americanate.

Cosa vogliono comprare tutti e perché?

I grandi e i piccoli collezionisti cercano opere che possano essere un buon investimento, autori che abbiano un percorso e meglio se promossi da una grande galleria. Devono stare bene a casa e creare curiosità e prestigio. Sicuramente uno status symbol per la maggior parte del pubblico americano.

Quali sono le tendenze?

Gli NFT sono la novità rincorsa da tanti e afferrata da pochi. In queste fiere è presente tanta pittura e installazioni a parete. L’arte deve essere colorata, energetica e l’autore deve essere riconoscibile.

Come si comporta l’Italia in questa grande vetrina?

La creatività italiana è poco rappresentata e molto copiata. Il sistema dell’arte internazionale sembra navigare a gonfie vele ma non si può dire lo stesso per il sistema dell’arte italiano.

Come si presenta la creatività e gli artisti italiani?

Sono in tanti ad ispirarsi ai nostri autori. Io stesso mi ritrovo citato da artiste come Miss Van e Rachel Ann Stevenson, la prima me lo confessò qualche anno fa, la seconda no. A parte questo credo che abbiamo un potenziale inespresso nel mercato globale. Ci sono i nostri grandi autori come Fontana, Pistoletto, Mario Merz con prezzi comunque inferiori agli artisti promossi dal sistema targato USA e questo deve farci riflettere.

CONCLUSIONI

Seguo questa fiera dal 2006, l’ho vista trasformarsi. Ho visto le fiere collaterali passare da un agglomerato di artisti indipendenti ad istituzionalizzarsi con stand dai 30 mila dollari in su. Ho visto nel passato come nell’attualità, l’entusiasmo del pubblico, il piacere di partecipare e di sostenere nuove generazioni di artisti. Ho visto e sentito l’energia che mi ricorda l’accoglienza entusiasta che ricevetti nel 2014. Miami Art Basel e tutte le altre fiere sono a prescindere eventi imperdibili, sia per i contatti, sia per i progetti che ne scaturiscono. Anche questa volta Miami diurna e soprattutto notturna, con i suoi tanti party, si merita il titolo di capitale dell’arte contemporanea mondiale, almeno in questo bollente mese di dicembre.