Il modello digitale di Palazzo Pitti è pronto

Per la prima volta un complesso antico così vasto e articolato viene integralmente riprodotto ad altissima definizione e in ogni dettaglio

20 giorni di volo con drone, 5137 scansioni e 54411 immagini di tetti e facciate, 12512 foto per la documentazione di 1533 vani, 150.000 mq di superfici, 1533 vani e 73 vani scala e 67 spazi aperti documentati, 20 tera di dati immagazzinati.
Tanto ci è voluto per realizzare il modello digitale di Palazzo Pitti di Firenze.

Se n’era cominciato a parlare un anno e mezzo fa, del progetto dedicato ai grandi edifici storici nell’era della transizione tecnologica. Oggi gli Uffizi presentano il gemello digitale del più grande edificio storico civile fiorentino, ed è la prima volta che un complesso antico così vasto e articolato viene integralmente riprodotto ad altissima definizione, “fedele fino al millimetro”: esterni, strutture architettoniche, interni, opere e decorazioni comprese
Un progetto monumentale che, tra operazioni di topografia e fotogrammetria terrestre e con droni, scansioni laser di ultima generazione, ha visto quasi due anni di lavori realizzati grazie alla collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi, con il coordinamento dell’architetta Elena Pozzi, e il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Firenze, con il coordinamento della professoressa Grazia Tucci.

Con la ricostruzione ritorna in versione digitale anche l’ormai perduto scalone “a lumaca”, originariamente realizzato nel Cinquecento dall’architetto e scultore toscano Bartolomeo Ammannati. Il Pitti è un edificio dalla storia complessa, all’interno del quale si sovrappongono tutte le trasformazioni che ha accolto nel corso del tempo. Per questo motivo, la digitalizzazione di un caso studio così difficile diventa adesso una risorsa fondamentale, in vista della pubblicazione della Raccomandazione dell’Unione Europea in materia, che prevede la digitalizzazione di tutti i beni culturali a rischio e del 50% dei monumenti più visitati entro il 2030.

«Il modello 3D, che deriva dal rilievo con metodologie geomatiche – spiega la professoressa Tucci – deve essere uno strumento utile alla conoscenza, alla conservazione e alla gestione dell’edificio ma perché ciò accada occorre imprescindibilmente creare un modello di gestione per l’archiviazione, conservazione e aggiornamento dei dati del rilievo».

«Gli Uffizi – afferma il direttore Eike Schmidt – si confermano di nuovo all’avanguardia dello sviluppo tecnologico: il gemello digitale di Palazzo Pitti non ha soltanto un enorme valore come documentazione dello status della Reggia, ma offre anche dati per la conoscenza e la ricerca storica. Non guarda solo a passato e presente, bensì anche al futuro: è uno strumento importantissimo per le progettazioni delle manutenzioni e dei restauri. Non ultimo, sarà possibile sviluppare delle esperienze per i visitatori nelle quali potranno vedere spazi normalmente non accessibili, oltre alla nascita e alla crescita del Palazzo attraverso i secoli».

Sottolinea Elena Pozzi, architetta e curatrice del patrimonio architettonico di Palazzo Pitti: «In prospettiva, il modello di dati tridimensionale permetterà all’amministrazione di curare, manutenere e valorizzare in maniera più efficiente il complesso architettonico, integrando tra loro le informazioni geometriche, materiali, storiche, termoidrometriche, e non solo, insomma, di creare un sistema che simula perfettamente il comportamento del complesso, offrendo tutti i dati necessari per la conservazione del ricchissimo patrimonio, mobile e immobile dell’ex reggia».

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