Pietro Ruffo alla Galerie Italienne di Parigi. Una riflessione sull’Antropocene, tra speranza e scetticismo

La galleria parigina espone le opere dell'artista romano, indagando il rapporto tra umano e naturale, tra storico e contemporaneo

Nel cuore di Parigi, la Galerie Italienne espone gli artisti più rilevanti della scena contemporanea italiana. Un luogo di confronto e cultura, spazioso e luminoso che dal 23 settembre espone le opere di Pietro Ruffo, alla sua quarta personale nella galleria parigina.

© Romain Darnaud / Galerie Italienne

La mostra si costruisce intorno al bellissimo testo critico di Yves Ville, che leggiamo subito entrando in galleria. Le riflessioni sul lavoro dell’artista ci aiutano a comprendere le opere d’arte esposte: “l’artista ha celebrato, in un complesso istante, l’Uomo libero e pensante con, allo stesso tempo, speranza e scetticismo”.
In mostra sono esposte due recenti serie distinte, la prima Anthropocène (2022), la seconda The Clearest Way (2021). Questi due gruppi di lavori, ben differenti tra loro, ci mostrano il rapporto dell’artista con l’immagine e con lo studio filosofico, scientifico e sociale. Attraverso l’analisi delle dinamiche storiche e contemporanee, infatti, combinate con l’uso del disegno e della scultura, Ruffo sviluppa il suo lavoro verso una dimensione ambientale.
La prima serie, come lo stesso titolo annuncia, cerca di studiare le stratificazioni umane nei contesti storico-geografici. Le opere si presentano come specchio di una società fortemente antropocentrica, in cui l’uomo si pone in una posizione di superiorità. “Attraverso l’analisi di semi, coralli, sedimenti, fossili di ominidi, variazioni di temperatura e livello dei mari – spiega l’artista – sto realizzando lavori stratificati in cui l’intaglio di carte geografiche e il disegno di diversi scenari, restituiscono la complessità del paesaggio: una visione su più livelli di elementi naturali e antropici che silenziosamente hanno plasmato i territori, di impronte e tracce che le molte civiltà hanno lasciato sul nostro pianeta”. Queste opere, colorate ed esteticamente attraenti, sono una ricomposizione della stratificazione del rapporto tra umano e naturale, tra storico e contemporaneo.

© Romain Darnaud / Galerie Italienne

La seconda serie, invece, è una rappresentazione dell’importanza della natura, come fonte di conoscenza. In particolare, The Clearest Way consiste nell’inserimento di rotoli di carta millimetrata, sui quali l’artista ha disegnato una foresta tropicale risalente a circa 55 milioni di anni fa, negli scaffali di una libreria. L’installazione è stata creata in situ nella Sala Barberini della Biblioteca Vaticana su diretto invito di Papa Francesco I e riprodotta fedelmente nello spazio della Galleria Italiana; gli scaffali qui sono finestre su nuovi orizzonti, un punto di partenza per viaggi ed esplorazioni. Sostituendo i libri con questo corpus botanico e vegetale, Ruffo pone la natura all’interno della biblioteca, in quanto fonte di sapere. La foresta richiama anche l’habitat primordiale da cui prende vita l’esistenza e l’evoluzione della vita umana terrestre, come un barometro dell’impatto che la nostra specie ha avuto sul pianeta.
Primo artista contemporaneo esposto al Vaticano, Ruffo cattura lo sguardo di ogni passante in rue du Louvre, a Parigi.

Pietro Ruffo, Anthropocène 2 , encre, peinture à l’huile et découpes de papier marouflés sur toile. © Pietro Ruffo

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