L’ignoto in mostra alla Triennale di Milano, la parola all’astrofisica Ersilia Vaudo

La curatrice del progetto ci racconta le riflessioni alla base della 23ª edizione dell’Esposizione Internazionale 

Fino all’11 dicembre 2022 gli spazi di Triennale Milano si riempiono di mistero. Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries è una riflessione portata avanti dal team di Triennale con l’aiuto dei due main curators Ersilia Vaudo, astrofisica e Chief Diversity Officer dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Francis Kéré, architetto vincitore del Pritzker Architecture Prize 2022. Conosciamo solo il 5% dell’Universo, così come solo il 5% dei fondali oceanici o delle connessioni neuronali: la mostra, con oltre cento opere, installazioni e progetti di artisti, architetti, fisici e ricercatori, è un grande confronto con l’ignoto, ossia con quel 95% del tutto che ci sfugge.

Ersilia Vaudo, photo Gianluca Di Ioia, courtesy Triennale Milano

Perché proprio un’astrofisica alla guida della 23ª edizione dell’Esposizione Internazionale di Triennale Milano?

La scelta di Triennale Milano di affidare a un’astrofisica e Chief Diversity Officer dell’ESA come me la curatela della mostra Unknown Unknowns credo rappresenti un invito ad avvicinarsi a ciò che non sappiamo di non sapere cercando di proporre uno sguardo, anzi un insieme di sguardi, diverso. L’intento generale è infatti far emergere la consapevolezza che la questione dello sconosciuto è, innanzitutto, una questione dello sguardo su di esso. La ricerca scientifica è di per sé un’operazione creativa, la volontà di andare dove non si è ancora mai stati con l’obiettivo di immaginare cose straordinarie, lontane dalla propria esperienza e comfort zone, per allargare la propria prospettiva e lasciare entrare lo stupore della conoscenza o della non conoscenza. La mostra mette in gioco contaminazioni interdisciplinari presentando circa cento tra opere, progetti e installazioni di artisti, architetti, ricercatori e designer internazionali che si confrontano – più o meno intenzionalmente, più o meno esplicitamente – con l’ignoto.

Un grande progetto su quel simbolico 95% che ci sfugge. Da dove nasce l’idea?

Assieme ad altri esperti, sono stata invitata dal Presidente di Triennale Milano, Stefano Boeri, a un simposio tenutosi a marzo 2020, nel corso del quale è emerso che conosciamo solo il 5% dell’Universo, così come solo il 5% dei fondali oceanici o delle connessioni neuronali. Questa riflessione è emersa nel bel mezzo di una crisi pandemica, che ci ha resi ancora più fragili e consapevoli dell’ignoto che ci circonda, specie di fronte a un futuro prossimo che pensavamo di poter controllare e che invece ci ha sopraffatti. Così è nata l’idea di fare un’esposizione dedicata a ciò che non sappiamo di non sapere, allo sconosciuto, da intendersi non come un antagonista, ma piuttosto come una possibilità, una dimensione da vivere, un’occasione di stupore di fronte alla grandezza di ciò che ci sfugge.

Mettere in mostra qualcosa che “non sappiamo di non sapere”: quali sono state le principali difficoltà?

La rappresentazione di tematiche associate allo sconosciuto ha in sé il rischio di semplificazioni dicotomiche (buio/luce, vuoto/pieno, presenza/assenza…). E resta latente la possibilità di deriva verso una visione stereotipata, quel conforto di interpretazioni futuribili sui cui abbiamo costruito immaginari contaminati da suggestioni trasversali. Il tentativo è stato quindi quello di restituire all’ignoto una dimensione inaspettata. Costruita su una stratificazione e interconnessione di punti di vista, a volte lontani, ma tenuti insieme da una comune tensione da cui inevitabilmente emergono occasioni di scoperta e, perché no, poesia. Sono mondi. Che si parlano o si ignorano. Comunque fatti di meraviglia. Da abitare.

Non solo risposte, la ricerca scientifica alla base di Unknown Unknowns sembra voler porre nuove domande al mondo del design e dell’architettura. Quali le domande più urgenti a cui i progettisti degli spazi di domani devono rispondere?

Un’ampia sezione del percorso espositivo è dedicata all’abitare e al navigare l’ignoto: sistemi di mappatura con cui orientare traiettorie e percorsi, strumenti e habitat progettati per una geografia altra o sequenze familiari per tracciare una timeline tra realtà e finzione.
Forte è stata anche l’intenzione di nutrire una riflessione sulle nuove sfide della architettura. L’architettura, ovunque, modella l’esperienza umana, sollecita e realizza specifiche tridimensionalità che ne marcano la presenza. Per esempio, progettare un insediamento umano permanente sulla Luna è stata l’occasione per SOM – Skidmore, Owings & Merrill di identificare con chiarezza in un decalogo quegli elementi imprescindibili che trasformano vincoli extraterrestri in opportunità progettuali. In questo senso, l’architettura diventa una modalità auto-diretta di “plasmare” l’universo filtrata attraverso la mente umana. Che deve tener conto di un sistema di interconnessioni, di trasformazioni, di metamorfosi e di cicli. E di elementi quali gravità, massa, luce, colore, pieni e vuoti, resilienza. Con l’obiettivo per gli esseri umani non solo di poter vivere/sopravvivere nello Spazio, ma anche di perseguire forme di bellezza e soddisfare il bisogno di comunità. Affrontare lo sconosciuto in ambito progettuale richiede una capacità di anticipazione, un cambiamento di metodo. L’ESA, per esempio, testa la fattibilità del processo di stampa 3D su una base lunare con la regolite per produrre artefatti senza dipendere dalla Terra, ma anche tessuti umani in vista di viaggi su Marte. Forse questo è il futuro dell’architettura: affidarsi solo a ciò che è a portata di mano. Trasformarlo per una utilizzazione senza sprechi, essenziale. E sempre, comunque, perseguendo l’obiettivo di fare di uno spazio un luogo di comunità. Questi elementi, volendo, sono un filo rosso con la weltanschauung e la pratica di Francis Kéré, che ha sviluppato delle innovative strategie di costruzione sostenibili in grado di combinare tecniche e materiali, tradizionali e locali, dall’argilla al bambù, con avanzati metodi di ingegneria.

Incredibilmente fragili di fronte alla vastità di un universo per lo più sconosciuto: che peso possono ancora avere le nostre azioni?

Il confronto diretto con lo sconosciuto, che abbiamo voluto mettere in mostra, non è un invito alla rassegnazione o all’indifferenza, ma al contrario un’esortazione alla scoperta. Interrogare, interrogarsi e stupirsi diventano condizione necessaria di una “salvezza”, il senso del nostro essere nel mondo. Tracciando un desiderio crescente di appartenenza. Che da consapevolezza, anche di una finitudine, diventa possibilità di azione. E ci rende liberi.

Info: https://triennale.org/
Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries
Dal 15 luglio all’11 dicembre 2022
Triennale Milano, Viale Emilio Alemagna, 6, 20121 Milano (MI)