Villa Medici abbaglia con le sue Scintille: il racconto dei lavori dei sedici borsisti dell’Accademia di Francia a Roma

Saverio Verini cura la raccolta di opere concepite a partire dagli ultimi 12 mesi di residenza, tappa fondamentale del percorso di sperimentazione portato avanti da ogni borsista a Villa Medici

Per comprendere al meglio un’esposizione come Étincelles / Scintille, in corso a Villa Medici fino al 7 agosto 2022, è necessario prendere in considerazione quanto questa non rappresenti l’espressione finale di una ricerca monotonale, fin dal principio messa in atto per dare corpo e dimostrabilità a tesi ancora mai accertate. Le sale dell’accademia di Francia si sono aperte ad un percorso espositivo che prende le sembianze di un diario di viaggio ed è proprio di una straordinaria odissea durata un anno che osserviamo oggi i risultati.
Il titolo scelto per raccontarla è perfettamente in grado di evocarne le complessità: si gioca con la lettura biunivoca di un termine che riesce a richiamare in un attimo la prima manifestazione visiva del rilascio di energia, la scintilla, originata tanto dall’attrito quanto dall’intesa.

La convivenza tra i borsisti è al centro del racconto e Saverio Verini, curatore dell’esposizione, fin dal loro arrivo in Italia, prende le redini dell’esperienza dei 16 ospiti che hanno trovato a Villa Medici la cornice dove poter sviluppare la propria personale ricerca. Camminando fianco a fianco di ciascuno di loro, Verini si assicura che possano cogliere l’occasione di toccare con mano le stratificazioni di una città come Roma, Capitale civettuola, troppo conscia della sua straordinarietà e capace di obnubilare lo straniero con la sua accecante bellezza. 

Verini accompagna i 16 alla scoperta dell’autenticità della città che li ospita, uno sforzo necessario ma evidentemente apprezzato dai destinatari che ne rivelano l’efficacia nei lavori presentati in mostra. Ad ogni modo, Roma non è mai protagonista assoluta ma la sua lunga ombra ci tiene la mano durante la visita, ricordandoci che le anime che la contraddistinguono sono molte e inaspettate. 

CHARLIE AUBRY 1 © Daniele Molajoli

Immersi nella straordinaria residenza che ancora non si rassegna a lasciare andare il suo immortale fascino secolare, Kaouther Adimi, Iván Argote, Charlie Aubry, Théodora Barat, Samir Boumediene, Nidhal Chamekh, Aude Fourel, Marta Gentilucci, Noémie Goddard, Evangelia Kranioti, Marielle Macé, Benoît Maire, Hèctor Parra, Julie Pellegrin, Mathieu Peyroulet Ghilini e  Guy Régis Jr. operano dando forma a progetti personali che spaziano dalle arti visive, alla letteratura, fino alla drammaturgia, l’architettura, la composizione musicale e la storia e la teoria d’arte. La bellezza del dialogo e del confronto/scontro emerge fortemente all’interno di Étincelles / Scintille, in cui i protagonisti non perdono l’occasione di contaminarsi vicendevolmente.

Partendo dalle prime sale ci si imbatte nell’istallazione di Charlie Aubry, autore di un’installazione visionaria dal titolo Così vanno le cose. L’artista raccoglie materiali di ogni genere, oggetto di consumo da parte del gruppo di borsisti, e li trasforma in un elaborato meccanismo, metafora della ricerca quotidiana che ha avuto luogo a Villa Medici. La sala successiva è dedicata a Marta Gentilucci e Noémie Goddard. Pur priva di un reale fil rouje, l’esposizione suggerisce volontariamente o meno, delle correlazioni: nelle prime due sale infatti l’elemento della raccolta e della documentazione è particolarmente evidente, sia nell’opera di Aubry sia in quelle delle due borsiste che lo seguono. Marta Gentilucci sviluppa il suo progetto raccogliendo suggestivi disegni con cui un’anziana signora da lei incontrata, riempie le giornate. La compulsiva produttività diventa in questo caso ragione e fonte di vita nel mistico e disorientante silenzio di una casa di riposo. La stessa quiete viene rievocata da Goddard che presenta la sua personale collezione di studi e scatti capaci di dare vita. all’Architettura dell’intimo, una dimensione spirituale testimoniata da numerose esperienze in situ, all’interno di monasteri e conventi visitati durante i mesi di residenza. 

BENOIT MAIRE 2 © Daniele Molajoli

Uno scatto in avanti porta all’incontro con Benoît Maire che presenta Either/Or, personale riflessione sulla frizione tra figurativismo e astrazione in pittura. L’eterna rivalità delle due correnti che contraddistinguono la pratica pittorica è approfondito oggetto di studio dell’artista che nelle composizioni realizzate sintetizza questa tensione attraverso l’utilizzo di un ampio ventaglio di tecniche. Una distensione arriva con la delicata installazione della scrittrice Marielle Macé che si cimenta nella realizzazione di un elemento visivo grazie al quale riuscire a dare corpo ai suoi scritti. Concentrandosi sul tema della respirazione, l’autrice sceglie di presentare su leggerissimi teli, suscettibili al minimo spostamento d’aria, i suoi componimenti, metafora della libertà da lei stessa sfiorata durante la residenza a Roma.

Si apre di qui poi di fronte i visitatori l’imponente scalinata che conduce al piano superiore: su di essa convivono le installazioni dell’artista Iván Argote e del designer Mathieu Peyroulet Ghilini. Una scala inservibile e i bozzetti realizzati da Ghilini trasportano l’occhio verso l’alto, da dove poi viene nuovamente riattratto a terra dalla colata di cemento rosa di Argote: insieme, i due propongono un cortocircuito visivo in grado di non stancare mai lo spettatore ma che vive grazie alle peculiarità di ognuno degli autori, ognuno concentrato e saldamente legato alla propria individuale indagine. 

MARIELLE MACÉ 2 © Daniele Molajoli

Il piano superiore si apre con l’installazione di Théodora Barat, che cerca nelle architetture moderne di Roma un nuovo volto della città, da sempre legata al topos della sua bellezza decadente ma che invece propone un nuovo scenario industriale. Seguono Théodora Barat, Aude Fourel ed Evangelia Kranioti che portano in mostra due toccanti testimonianze video, nel primo caso l’una legata all’esperienza storica e contemporanea della comunità curda e l’altra legata alla dimensione multiculturale di Roma, oggi destinazione di lunghi viaggi compiuti dalla comunità extracomunitaria, in cerca di un luogo dove poter cominciare una nuova vita. 

Il percorso continua con l’intervento di Samir Boumediene, storico, che traduce la ricerca sulla funzione del tempo e il suo ruolo di inquisitore dell’attività umana in un’installazione che gioca con l’effetto della fermentazione sull’alimento. L’autore attiva così un meccanismo di corrispondenze verbali e visive che si accompagna ad un testo scritto dallo stesso Boumediene. Julie Pellegrin, curatrice e critica d’arte, affonda la sua ricerca nella Roma contemporanea e in particolare su uno dei suoi miti, l’Attico di Fabio Sargentini. Materiale d’archivio e un’inedita intervista allo storico gallerista compongono un racconto straordinario, ricco di nuove informazioni utili a rileggere le vicende relative a uno dei padri del sistema dell’arte che oggi conosciamo.

IVAN ARGOTE E MATTHIEU PEYROULET GHILINI © Daniele Molajoli

L’esposizione al piano superiore si chiude con Nidhal Chamekh che offre al visitatore un gesto visivo potente, fortemente critico verso la storia coloniale francese. Nel video in sala il busto di Jean-Baptiste Colbert, potente ministro nella corte di Luigi XIV, viene ricoperto da un viscoso liquido nero, un oltraggio alla memoria di un uomo che ha macchiato la sua carriera politica con numerosi atti diretti alla privazione delle libertà delle donne e degli uomini africani. L’installazione presenta oltre il video una serie di documenti, disposti in linea cronologica, che testimoniano le dinamiche della questione razziale nelle diverse legislazioni avvicendatesi nella storia francese moderna e contemporanea.

THEODORA BARAT 2 © Daniele Molajoli

Seguendo questo iter, il percorso si chiude definitivamente al pian terreno con le ultime istallazioni di Hèctor Parra, compositore, Guy Régis Jr, drammaturgo, e della scrittrice Kaouther Adimi. Il primo sceglie di presentare un’immersiva installazione che porta alla completa copertura della sala a lui dedicata con spartiti dell’opera da Camera Orgia, ispirata al testo teatrale eponimo di Pier Paolo Pasolini. La vicenda personale dell’intellettuale italiano ispira il compositore che associa alle partiture anche una serie di intimi disegni in cui il corpo è protagonista assoluto, capace di dare ancora più profondità a un dialogo diretto verso la critica sociale. Kaouther Adimi allestisce un simbolico antro in cui tra il fieno sono riversati metri di carta bianca, incarnazione di una storia mai scritta, quella di un episodio di insurrezione di soldati francesi di origine africana durante la seconda guerra mondiale, ma dall’autrice riscoperta e raccontata nel suo nuovo romanzo prodotto durante la residenza romana. Ultimo degli interventi è quello di Guy Régis Jr che si interroga sulla diffusione massiccia delle immagini di odio nella nostra società contemporanea.

Scintille è un viaggio complesso e frastagliato in grado di testimoniare la preziosa esperienza che Villa Medici concede di vivere ai suoi ospiti. L’occasione di una residenza, e quella che propone l’Accademia di Francia ne è un modello esemplare, si riconferma essere un tassello fondamentale nel mosaico di conoscenze che costituisce il bagaglio di un artista. Lo studio diventa vita, la vita diventa studio in una caotica mescolanza dalla quale prende corpo un abbagliante e pirotecnico spettacolo.

HÈCTOR PARRA 2 © Daniele Molajoli

Étincelles / Scintille, a cura di Saverio Verini
Dal 15 giugno al 7 agosto 2022
Villa Medici

Info: https://www.villamedici.it/

Villa Medici

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