Da Tik Tok agli NFT, la rivoluzione di Arturo Galansino

Il Direttore di Palazzo Strozzi racconta le proposte artistiche e culturali del museo che dal 2016 hanno proiettato Firenze verso il contemporaneo

Ritratto Galansino© photo Alessandro Moggi

Dall’arte digitale a Tik Tok, grazie alla Fondazione Palazzo Strozzi Firenze diventa la nuova “destination” per il contemporaneo. Molte sono state le innovazioni nella proposta artistica e culturale di Palazzo Strozzi che, dal 2016 a oggi, hanno reso Firenze cuore pulsante dell’arte contemporanea in Italia. Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, racconta a Inside Art la direzione intrapresa dal museo negli ultimi anni. 

Da quando è arrivato lei c’è stato un importante cambio di rotta per Palazzo Strozzi. Oggi il museo è diventato, infatti, un vero e proprio punto di riferimento per l’arte contemporanea in Italia. Come ha risposto, dall’interno, un’istituzione classica a questa sua profonda trasformazione? Come ha risposto invece il pubblico?
«Dal 2015 abbiamo voluto dare una sterzata radicale a Palazzo Strozzi e possiamo dire che i risultati hanno da subito superato le nostre aspettative, sia per la reazione dei nostri pubblici che per i numeri ottenuti. Infatti, già la prima grande mostra contemporanea di Palazzo Strozzi, ossia la retrospettiva su Ai Weiwei del 2016, è stata la mostra d’arte contemporanea più visitata in Italia fino ad allora. Nonostante il contemporaneo non fosse un terreno molto battuto in città, grazie a Palazzo Strozzi e alle mostre dei più grandi artisti viventi, da Marina Abramović a Jeff Koons, e assieme al lavoro di altre istituzioni cittadine, Firenze è oggi diventata una “destination” per l’arte contemporanea. I risultati sono stati straordinari anche per quanto riguarda la risposta del pubblico e la sua composizione. Oggi Palazzo Strozzi ha un pubblico prevalentemente nazionale e internazionale che viene a Firenze per le nostre mostre e sempre più un pubblico giovane – oltre il 40% del al di sotto dei 30 anni – ma non abbiamo perso quello tradizionale e locale, fidelizzandolo anche sui nuovi temi».

Quanto crede che la sua lunga esperienza all’estero abbia influito sulla direzione che ha voluto dare al museo? 
«Ogni nazione e ogni città in cui si lavora è un contesto diverso da cui apprendere qualcosa e le istituzioni in cui ho lavorato mi hanno fatto sperimentare modelli e strutture molto diverse, anche dal punto di vista della governance e a livello economico. Credo sia importante ricordare che Palazzo Strozzi ha ottenuto questi risultati con un modello di governance e di sostenibilità economica che non ha eguali in Italia ed è ai massimi livelli di sostenibilità anche se comparato con le strutture estere, dove è molto più facile convogliare fondi privati e dove si ha una attenzione maggiore alla sostenibilità economica rispetto alle istituzioni italiane. Infatti, oggi solo il 15% del bilancio di Palazzo Strozzi proviene da fondi pubblici: il resto è frutto del successo delle nostre iniziative e di sostenitori e sponsor privati. Molte sono infatti le aziende e i filantropi che ci sostengono, come succede in molte grandi istituzioni estere. Palazzo Strozzi ha inoltre un’importanza economica notevole per Firenze: le sue iniziative portano annualmente sul territorio una media di circa 40 milioni di euro di indotto prodotto dai moltissimi visitatori che si recano a Firenze unicamente per le nostre mostre: quel pubblico di qualità che le città d’arte ricercano».

Fondazione Palazzo Strozzi è da poco approdata su Tik Tok: quanta importanza ha oggi per un museo la comunicazione digitale? E’ davvero la scelta vincente per avvicinare i giovani all’arte?
«La comunicazione digitale si è dimostrata e si sta dimostrando molto efficace. L’idea di Tik Tok è nata quest’anno, parallelamente alla mostra su Donatello. Una mostra grandiosa e unica nella storia che però  temevamo non venisse abbastanza sentita dai giovanissimi. Abbiamo cercato quindi di comunicarla attraverso altri canali, come TikTok. I numeri, anche in questo caso, sono stati decisamente positivi e siamo felici del riscontro giovanile della mostra su Donatello. Tra l’altro, oggi, anche con la combinazione un po’ paradossale tra Donatello e la mostra sugli NFT, riusciamo a comprendere ancora tutti i pubblici».

E’ da poco stata inaugurata negli spazi della Strozzina e del cortile “Let’s Get Digital!”, ultimo esempio della vivacità culturale di Palazzo Strozzi. In un periodo di grande dibattito sul tema della digitalizzazione delle opere d’arte, lei dove si pone?
«Ancora una volta, con “Let’s Get Digital!”, Palazzo Strozzi è laboratorio del futuro. Siamo la prima istituzione tradizionale a fare una mostra di Nft. Siamo consapevoli di trattare un tema lontano da ogni storicizzazione e che proprio ultimamente sta mostrando i suoi primi cedimenti, soprattutto dal punto di vista economico; credo che proprio per questo sia il timing perfetto. Quello che a noi interessa è inf  mostrare che il mondo degli Nft è un mondo artistico a tutti gli effetti, non confinato ai nostri computer o ai nostri cellulari, ma avente una sua dimensione museale, fisica e installativa. Importante, poi, per Palazzo Strozzi, era avvicinare il pubblico al complesso mondo dell’arte digitale. E’ stato molto apprezzato, infatti, l’atteggiamento didattico della nostra mostra, capace di spiegare in maniera semplice concetti che talvolta risultano confusi per gli stessi operatori che ci lavorano».

L’arte digitale, come ci insegna proprio “Let’s Get Digital!”, può avere quindi una sua dimensione espositiva. Quali conoscenze deve avere oggi un curatore? Come è cambiata nel tempo la sua figura professionale? 
«Ci sono molti modi di fare questo mestiere. Il curatore di arte contemporanea si trova oggi di fronte a un mondo completamente nuovo che sta portando cambiamenti nella scena artistica e perciò deve tenere le antenne puntate su queste trasformazioni. Lo stesso vale per la ricerca sull’arte antica che si sta aprendo a nuovi orizzonti introducendo nuovi temi  e metodi per studiare e rileggere il passato. E ancora molto c’è da fare negli studi più tradizionali e del modo in cui si comunica la storia dell’arte, come dimostra l’odierna mostra su Donatello che condensa decenni di ricerca e scoperte rendendo accessibile al grande pubblico la rivoluzione di un artista che ha cambiando per sempre le sorti dell’arte occidentale».

Nuovi progetti per Palazzo Strozzi?
«A settembre apriremo una nuova mostra con un altro grande artista contemporaneo, Olafur Eliasson. Un importante progetto di cui siamo molto entusiasti. Per il momento non possiamo dire altro, ma sarà un evento veramente unico nel suo genere».

Info: palazzostrozzi.org