Ci lascia Hermann Nitsch, l’arte brutale contro ogni perbenismo

Si spegne a 83 anni a Vienna l’artista austriaco autore degli interventi più provocatori dell’arte del’900

In un ospedale di Mistelbach, in Austria, si è spento Hermann Nitsch, massimo esponente della corrente dell’Azionismo viennese che con le sue installazioni e le sue performance ha saputo lasciare il segno nella storia delle arti visive del XX e XXI secolo. L’annuncio viene fatto circolare direttamente dalla moglie dell’artista.

Nato a Vienna nel 1938, all’età di 15 anni frequenta l’Istituto di insegnamento e ricerca grafica nella capitale austriaca. Una vita dedicata all’arte con l’obbiettivo di scuotere le coscienze. Quella di Hermann Nitsch è un’epopea creativa in cui arte e vita si fondono incondizionatamente, creando un mix provocatorio e perturbante in bilico tra l’indagine umana e l’attivismo militante. 

Nel panorama attuale Nitsch è da molti considerato alla stregua dell’anticristo. Una vita passata a fare a pezzi il perbenismo e, proprio nella società dove impera la violenza delle immagini, Nitsch è costretto a scontrarsi con un pubblico ancora più suscettibile e propenso a gridare allo scandalo. Fin dal principio del suo percorso l’azione dell’artista è in grado si accendere forti polemiche riguardo gli happening e le performance di cui il movimento azionista viennese, di cui è padre fondatore, si fa autore. 

Tutto ha inizio nel 1962, in uno scantinato viennese, dove tre giovani artisti decidono di rinchiudersi per giorni con l’obiettivo di vivere un’esperienza creativa totale e non condizionata da nessuna interferenza esterna. Il gruppo è composto da Adolf Fronher, Otto Muhl e lo stesso Hermann Nitsch. Conclusa la reclusione i tre fanno conoscere l’esito del loro lavoro a un pubblico costernato: assemblaggi di rifiuti, pitture violente gestuali, e tracce di performance durante la quale Nitsch aveva infierito sulla carcassa crocefissa di un agnello, avendo poi sparso sangue e vernice rossa nello spazio circostante. Da questo estremo esperimento nasce il manifesto dell’Azionismo viennese, Die Blutorget, l’organo del sangue. 

Nitsch

Da quel momento la serie di interventi provocatori dell’artista non si arresta. Nitsch e i suoi colleghi combattono la chiusura mentale della cultura austriaca del dopoguerra ispirandosi alla tradizione pittorica e teatrale dell’espressionismo austriaco, della psicoanalisi di Freud e Jung, del simbolismo e del decadentismo. Nitsch, dal canto suo, rincorre tutta la vita quel sogno wagneriano di Opera totale, già portato avanti da Fluxus, un sogno concretizzatosi nel Teatro delle orge e dei misteri alla fine degli anni Cinquanta. Un’utopia che riconosce nell’arte il momento totalizzante dell’esperienza umana, da celebrare come un rito che riuniva in sé i miti, i modelli rituali, i simboli archetipici.

La brutalità dell’arte di Hermann Nitsch non è riuscita a infrangere definitivamente quel muro di perbenismo che ancora impera sulla società occidentale, oggi ancora schiava dell’ostinazione del politicamente corretto. In un mondo fragile in continua evoluzione è però fondamentale ricordare che l’utilizzo di un linguaggio dissacrante come quello dell’Azionismo viennese è ancora fondamentale, perché in grado di scuotere gli animi e le coscienze, alimentare il dibattito, accendere il pensiero critico, irrinunciabile risorse nell’esperienza quotidiana di ogni individuo.

Nitsch