Strange rage, il nuovo graphic novel di Giorgia Kelley

«Questa città è a forma di lavoro». L’espressione riportata sulla quarta di copertina di Strange rage, graphic novel scritto e disegnato da Giorgia Kelley per Rizzoli lizard, esprime al meglio un concetto che, soprattutto a seguito dell’emergenza pandemica, in molti si sono trovati a ripetere come un mantra: lavorare per vivere o vivere per lavorare? Inserendo questa frase nella ricerca di Google si schiude un mondo. E così subentra l’interrogativo successivo: cosa ci faccio qui? Domanda, anche questa, alla quale cercano di dare risposta i protagonisti di un racconto diretto e senza fronzoli, una storia che comprime in alcune ore di vagabondaggio notturno un originale e non banale romanzo di formazione. 

Poco tempo? Troppo? Cominciamo con l’affermare che Strange rage è un graphic novel in bianco e nero – copertina e quarta di copertina a colori, brossurato, 17 euro – nel quale le pagine non sono numerate (160, per essere precisi). Un aspetto banale? Forse, però nell’accingersi a chiudere il volume – oppure a riaprirlo – la (piacevole) scoperta sta tutta nell’idea di riprendere il cammino a fianco delle due giovani amiche protagoniste, Gloria e Anna, lasciandosi guidare dalla penna e dalla matita di Giorgia Kelley (classe 1989, lavora come traduttrice per l’editoria, diverse università e varie aziende di e-commerce). 

Le ragazze – che condividono l’avversione contro chi indossa magliette di rock band (e qui, ironizziamo, la simpatia viene meno) – sono soprattutto legate dal loro recente passato. La ragione? Entrambe hanno abbandonato da qualche anno l’Italia per cercare migliore fortuna a Manchester, in Inghilterra (“all’epoca partire sembrava una missione suicida”). Una sera, nel corso dell’ennesima festa tutt’altro che divertente, le due incontrano Leo, anche lui expat italiano. Cominciano a scrutarsi. A conoscersi. All’improvviso una giovane inciampa e fa volare il suo bicchiere di vino rosso sull’immacolata maglietta di Gloria: è una ragione più che valida per alzare i tacchi e andarsene. 

Con il pretesto di recarsi in un centro commerciale aperto 24/7 per acquistare una nuova t-shirt (“vado, la ricompro e torno”) i tre si incamminano in un viaggio nel pieno della notte, senza una meta precisa (“ti facciamo conoscere la tua nuova città”, si rivolgono a Leo), raccontandosi a turno le rispettive esperienze: i motivi per i quali hanno abbandonato il nostro paese, i primi contatti con gli inglesi (“ho conosciuto gente e ad alcuni mi sono affezionata. Ad altri no”), l’urgenza di affrancarsi dalla propria famiglia (“che fatica, dover trovare casa, lavoro, avere i soldi contati”) per crescere davvero e farsi una vita propria. Ma lungo la strada “di notte” (il buio quale metafora dell’incertezza), i tre si imbatteranno in accadimenti e incidenti che, in modo inevitabile, li indurranno a rivedere talune delle loro posizioni – che ritenevano al pari di certezze – e a comprendere ancora di più l’importanza della loro amicizia. «Poco alla volta nella tua vita devi dare tutto. E mi chiedo continuamente: sei veramente qui?».

È un passaggio del brano “Little by little” degli Oasis, che si sono formati proprio a Manchester. «Questa città è a forma di lavoro», si diceva in principio. Ed è proprio così che Giorgia Kelley definisce la metropoli del nord-ovest dell’Inghilterra – a tutti gli effetti la quarta protagonista del graphic novel – ma lo stesso vale per tanti centri che abitiamo. E, anche quando ciò non si verifica, è la nostra stessa esistenza ad essere, per lo più, ad assumere i connotati di lavoro. Ci si può risvegliare da tutto ciò? Fare dell’accettazione la propria stella polare o lottare (ancora?) per conquistare quanto si ritiene di valere/meritare? Comprendere che l’iper-produttività sta rosicchiando giorno dopo giorno le nostre vite, e di conseguenza agire o restare immobili?

L’autrice di Strange rage (come illustratrice ha collaborato con molte realtà italiane e inglesi) non offre risposte – meno che mai dovrebbe fornirle – ma gli spunti di riflessione ci sono tutti. E trascorrere la notte a camminare, guardandosi attorno e dentro, diventa tutt’altro che vagabondare. È vita.

Info: https://rizzolilizard.rizzolilibri.it/