Inside Art dà il via alla sua collaborazione con l’applicazione Squid, lo strumento giornalistico per essere sempre “sul pezzo”. Vuoi tenere sotto controllo tutte le notizie che ti interessano con un veloce scroll sul tuo smartphone? Oggi è possibile attraverso il nuovo aggregatore di notizie che ti permette di rimanere costantemente aggiornato su tutti i temi d’attualità e sui contenuti culturali più interessanti trattati dalle principali testate giornalistiche.
Trovare un nuovo modo per fare informazione, è questo il presupposto da cui nasce Squid app, che si rivolge a un pubblico trasversale ma pone l’attenzione sulle nuove generazioni. Immediatezza e fruibilità sono due caratteristiche portanti di un nuovo strumento che permette di superare il primo approccio superficiale alla notizia e soffermarsi sugli approfondimenti che sono inseriti all’interno dell’homepage dell’app.
Insieme al Ceo di Squid Johan Othelius e al suo team operativo sul territorio italiano composto dai country manager Alessandro Fracaro e Giuseppe Pisante, abbiamo riflettuto sulla fase di trasformazione che sta vivendo oggi il settore dell’editoria e come il giornalismo si stia evolvendo in questa nuova era digitale.

Come nasce Squid e con quali obiettivi? Da dove deriva il nome dell’app?
Chi c’è dietro Squid e come si compone il team?
Johan Othelius: «Stavo lavorando in uno dei più grandi siti di notizie scandinavi e mi sono reso conto che non riuscivamo a coinvolgere la generazione più giovane con le nostre notizie. Così abbiamo voluto fare un servizio su misura per i Millennials, dove è possibile ottenere le notizie che ti interessano veramente, in tutte le categorie, dalle notizie dal mondo alle notizie su ambiente, scienza, tecnologia, la tua squadra di calcio preferita, notizie dalla tua città locale, notizie su sneakers o manga ecc, in tutte le lingue. Il nome Squid, calamaro in italiano, calzava perfettamente una nostra caratteristica, raggruppare molteplici articoli con i tentacoli. Siamo un gruppo di appassionati creatori e sviluppatori di molti paesi in Europa e Latam provenienti dai media e dall’industria tecnologica che sviluppano e lanciano Squid in più di 60 paesi!»
Alessandro Fracaro: «Squid ha un quartiere generale in Svezia, a Stoccolma. Essendo però un’applicazione internazionale ha numerose edizioni dislocate in vari paesi tra Europa, America latina e Asia. Per ogni nazione è presente uno o più giovanissimi country manager (in Italia, per esempio, siamo in due), che gestiscono le relazioni con le varie testate giornalistiche: in Francia siamo presenti con Manon Guiraud, in Spagna con Zuleica Vidal Sanchez e nel Regno Unito con Céline Gustavsson».
Quali sono gli aspetti innovativi che rendono diversa la vostra piattaforma rispetto alle altre?
Alessandro Fracaro: «Sicuramente l’estetica dell’applicazione gioca un ruolo fondamentale per noi. Essendo il nostro bacino di utenti composto prevalentemente da giovani, l’interfaccia deve risultare pratica, immediata e semplice. Il nostro utente si trova in questo modo con la possibilità di scegliere quali articoli leggere semplicemente “scrollando” la home page, immergendosi poi completamente nelle notizie. La semplicità dell’applicazione permette a chiunque di informarsi in un qualsiasi momento, che sia alla fermata dell’autobus piuttosto che a casa sul divano. E’ sicuramente questo uno dei nostri punti di forza.»
Da quando si è diffuso il giornalismo online, molti criticano il fatto che non venga più lasciato spazio all’approfondimento, ma che le notizie, a volte imprecise, vengono lette in modo poco attento e svogliato da utenti che spesso si limitano alla lettura dei titoli. Che tendenza avete riscontrato con la vostra app?
Giuseppe Pisante: «Squid nasce con l’intenzione di venire incontro alle necessità dei giovani di avere le notizie in modo istantaneo e semplice, fornendo un’interfaccia che si avvicini molto a quella dei social network ora in uso. Questo permette di poter scegliere, in base al tempo disponibile, se approfondire o meno in un particolare momento della giornata. Abbiamo scelto questo tipo di soluzione con l’idea di permettere ai millenials di superare la superficialità con cui leggono le notizie, fornendo articoli approfonditi su una gamma di argomenti molto ampia. Infatti abbiamo avuto modo di constatare una forte ricerca nell’approfondire su moltissime tematiche, leggendo articoli di fonti diverse per avere un’immagine più ampia e oggettiva».
Le notizie e gli articoli di cultura hanno spesso bisogno più di altri di essere letti lentamente. Oltre alla necessità di comprensione entra in gioco anche il piacere di una lettura lenta e metodica. Come si concilia questo con la modalità di fruizione di un’applicazione?
Giuseppe Pisante: «La semplicità della nostra piattaforma unita a dei partner editoriali di altissimo spessore come Inside Art, permettono agli utenti di leggere i contenuti degli articoli con grande interesse e senza vincoli di tempo. Infine, la funzione “segnalibro” permette ai nostri utenti di salvare articoli di interesse, in modo da poter procedere, in caso, ad una lettura più attenta in un secondo momento».
Da anni si parla di crisi dell’editoria e si dice che il digitale non basterà a salvarla. Sulla base della vostra esperienza che considerazioni potete fare al riguardo? Quale sarà il futuro dell’editoria?
Giuseppe Pisante: «Sicuramente l’editoria sta affrontando una transizione molto importante. Tutte le testate giornalistiche che un tempo erano cartacee stanno rendendo disponibili i loro contenuti online, sia gratuitamente che con un abbonamento, e prevediamo che si digitalizzeranno sempre di più nei prossimi anni. Alcune testate sopravvivono grazie agli abbonamenti, altre sfruttano il traffico degli utenti per avere dei ricavi da pubblicità. In questo il nostro ruolo di aggregatori di notizie funge anche da aggregatori di traffico di utenti, i quali nella nostra piattaforma trovano tutti i contenuti di loro interesse e danno ulteriore visibilità ai siti e contenuti dei nostri partner».


