Davide Mancini Zanchi porta la sua mostra al Centro Arti Visive Pescheria. Un progetto nato durante la pandemia

Mira il mare má lë – che nasce da un mix giocoso di spagnolo, italiano e dialetto urbinate, traducibile con “guarda il mare lì” – è il titolo della prima personale di Davide Mancini Zanchi in un’istituzione pubblica. Un progetto site specific realizzato per il Centro Arti Visive Pescheria, a cura di Marcello Smarrelli, frutto di un lavoro concepito dall’artista durante la pandemia e realizzato con l’obiettivo di creare un dialogo con l’architettura dei due spazi che lo caratterizzano: il Loggiato, sede dell’antico mercato del pesce, e la chiesa del Suffragio.

Scopa, 2021. Foto Michele Alberto Sereni

La produzione di Davide Mancini Zanchi si caratterizza per la produzione di oggetti e scenari dove i media tradizionali dell’arte si scambiano ruoli e funzioni con elementi comuni tratti dalla vita quotidiana. Coloratissime, ludiche e divertenti, spesso le sue opere contengono ossessioni e aspetti ostili della cultura concettuale e della creatività.
Nella manica lunga della Pescheria, caratterizzata dal monumentale colonnato in laterizio aperto sulla strada, il mare restituisce alla spiaggia curiosi tronchi di legno. Muovendosi nello spazio si scopre che questi objets trouvè hanno inglobato altri elementi. Strane metamorfosi che il mare crea trasformando i legni levigati dal moto ondoso in oggetti d’uso comune. Queste sculture sembrano, assemblare e fondere stili e modalità di lavoro ispirati al medium che più di ogni altro ha definito la contemporaneità: il ready made.

Ombrello, 2021. Foto Michele Alberto Sereni

LA MOSTRA (dal 10 luglio al 3 ottobre)
Fa da sfondo Trevor una video proiezione di oltre 30 metri: una visuale in prima persona di Trevor Philips, personaggio immaginario del videogioco della Playstation GTA V, che l’artista cristallizza in un tempo indefinito in cui si perde nell’orizzonte sconfinato del mare che si apre davanti a lui. Ambientato nella cruenta città di Los Santos (doppio distopico di Los Angeles) dove il giorno si alterna alla notte e alle variazioni meteorologiche, la proiezione occupa tutta la parete di fondo della Pescheria: un orizzonte che cambia costantemente, in cui ondeggia il mare. Frequentemente compaiono delle mani che si sovrappongono alle onde, rivelando l’artificialità di questa visione solo apparentemente naturale.
Nella seicentesca chiesa del Suffragio, dalla caratteristica pianta dodecagonale e centrifuga, lo scenario cambia radicalmente. Se nel Loggiato lo sguardo è “costretto” a rivolgersi a terra, per scoprire le sculture direttamente poggiate sul pavimento, qui si sposta verso l’alto. Come scrive Gabriele Tosi nel testo che accompagna la mostra: “il ciclo intitolato 1200 études pour le plus beau ciel du monde fa emergere la condizione di oblio/non oblio della pittura di rappresentazione su tela. La grande installazione, che occupa quasi per intero la superficie muraria della chiesa del Suffragio, compone una quadreria irregolare di pseudo monocromi”. Le pareti completamente tappezzate da 1200 dipinti, tutti della stessa dimensione, rappresentano copie da vero del cielo sopra Baia Flaminia. Lo spirito icastico e ludico di Mancini Zanchi entra in dialogo con la storia dell’arte riprendendo la tecnica della pittura en plein air, rivisitando ed estremizzando il linguaggio impressionista e sostituendo il tubetto a olio con una contemporanea bomboletta. Su ogni tela una sagoma bianca: è l’impronta del dito che sorregge la tela per dipingere il cielo.
La mostra è anche una riflessione sul rapporto tra natura e artificio, un tema da sempre al centro della ricerca artistica, ma particolarmente attuale in questo momento storico in cui assistiamo ad una profonda frattura tra genere umano e natura e tra natura e oggetto. Viviamo immersi in un mondo costituito da oggetti artificiali, in cui la macchina, considerata sempre meno una realtà innaturale, è diventata parte integrante di una nuova natura meccanizzata e elettronicamente integrata.

In occasione della mostra sarà presentata la prima monografia dedicata a Davide Mancini Zanchi – a cura di Gabriele Tosi, edita da Cura.books, con progetto grafico di Francesco Del Rosso – che raccoglie e analizza tutti i lavori realizzati dall’artista fino alla personale presso il Centro Arti Visive Pescheria.
Il progetto, promosso dalla Fondazione Pescheria è realizzato in collaborazione con il Comune di Pesaro e sostenuto dalla Regione Marche – Assessorato Beni e Attività Culturali.

Dal 10 luglio al 3 ottobre
Info: https://www.fondazionepescheria.it/


Articoli correlati