Concerto vietato, l’intervento di Gian Maria Tosatti a Spazio Taverna

Roma

In un periodo in cui le attività culturali, teatrali, concertistiche sono state proibite, torna alla mente una storia molto particolare legata all’ex Unione Sovietica. Quando in quel paese era proibito ascoltare musica straniera, due ragazzi di Odessa iniziarono ad incidere le hit americane su delle lastre per radiografie, in modo da poterle contrabbandare in modo più semplice. La qualità del suono tuttavia era scarsa. Questo non fermò, però, il fiorire della diffusione di questi dischi. Al punto che anche molte canzoni russe iniziarono ad essere incise in questo modo, visto che la versione di contrabbando costava assai meno dell’originale ed era più accessibile per i meno abbienti. Questo portò ad una reclusione delle potenzialità della musica dentro le pareti di un suono scarso, difettoso. La musica vietata diventava allora musica reclusa. In questo concerto nato dal dialogo fra l’artista Gian Maria Tosatti e il jazzista Pasquale Innarella, con l’accompagnamento al piano di Marco Cintio, la musica contenuta nei vecchi dischi russi viene liberata attraverso l’intervento di strumentisti che dialogano dal vivo coi pezzi originali. Una session che ha ispirato il titolo di questa performance: Concetro vietato

L’opera è stata presentata martedì scorso a Roma a Spazio Taverna, un luogo dove l’arte significa vivere un’esperienza. Uno spazio indipendente nel cuore della Capitale, che da ottobre scorso sta ospitando una serie di iniziative di forte impatto e risultato di una ricerca molto raffinata.

Il progetto di Spazio Taverna prende vita all’interno del sontuoso Palazzo Taverna in via di Monte Giordano, che negli anni ’70 ospitò gli Incontri Internazionali d’Arte promossi da Graziella Lonardi Buontempo. Spazio Taverna nasce sotto il patrocinio EIIS – European Institute for Innovation and Sustainability – con la direzione artistica di Ludovico Pratesi e la curatela di Marco Bassan, e rappresenta un hub multidisciplinare e dinamico con lo scopo di accorciare le distanze tra l’arte e il pubblico.

 

 

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