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Scheletri

Ciascuno di noi ha il suo scheletro nell’armadio. Zerocalcare, evidentemente, ne ha più di uno. E li tira fuori tutti, mostrandoli ai lettori; una fan base, la sua, sempre più ricca e variegata (merito anche delle incursioni in tv del fumettista), tant’è che questo nuovo lavoro – sempre pubblicato da Bao publishing – nella sua prima settimana dall’uscita, è stato il libro più venduto in Italia, superando scrittori del calibro di Andrea Camilleri, Sveva Casati Modigliani, Maurizio de Giovanni, Ken Follett. Il volume in questione è, appunto, Scheletri (cartonato, 288 pagine in bianco e nero, 21 euro), nel quale Michele Reich, oggi 36enne, racconta il mondo di uno Zerocalcare diciottenne, che viene in contatto con il sottobosco degli spacciatori della periferia capitolina. Racconto thriller, al quale l’autore mette il cappello di «più efferato del solito», Scheletri è un graphic novel profondamente ispirato alla realtà, tra oggi e due decadi fa, che come una sorta di pendolo oscilla tra il terrore del futuro e l’ansia del presente. Già a partire da entrambe le cover – edizione regular e variant, quest’ultima con dettagli metallizzati cold foil in copertina, disegno inedito con i colori di Alberto Madrigal, limitata a 3mila esemplari numerati, già esaurita sul sito della casa editrice – che, in qualche modo, “esplicitano” la storia che ci si appresta a leggere. Così la quarta di copertina, dove Zerocalcare si lascia andare ad una considerazione amara: «Qua nessuno cambia, tutt’al più marcisce». Riporta la sinossi: «Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all’università, ma in realtà passa cinque ore seduto in metropolitana, da capolinea a capolinea. È così che fa la conoscenza di Arloc, un ragazzo un poco più piccolo di lui che ha altri motivi per voler perdere le sue giornate in un vagone della metro B di Roma. Man mano che la loro amicizia si fa più profonda, le ombre nella vita e nella psiche di Arloc si fondono con le tenebre del mondo dello spaccio di droga della periferia romana». Il ritrovamento di un dito mozzato (”provo a saggiare la consistenza. Un pezzetto di legno? Di wurstel? Una gomma da cancellare”, si interroga il giovane, alter ego dell’autore ”pischello”) da il là ad una storia che di rassicurante non ha nulla. In questo caso i mostri (e gli scheletri, come da titolo) non provengono da altri pianeti ma sono i demoni che albergano in ognuno di noi. Con i quali, volenti o nolenti, ci troviamo a convivere ogni giorno. Al pari di altri graphic novel di Zerocalcare (come Dimentica il mio nome, pubblicato nel 2014, dove l’autore dopo la morte della nonna si ritrova a fare i conti con il capolinea della sua infanzia/adolescenza), Scheletri si attesta a metà strada tra fatti realmente accaduti e pura invenzione, con l’obiettivo di raccontare, attraverso lo stile riconosciuto e riconoscibile (praticamente un marchio) del fumettista di Cortona, ambizioni, cadute e disavventure di un’intera generazione. Con Rebibbia ancora a fare da sfondo (la serie portata da Zerocalcare in tv, a Propaganda live, raccontava proprio la quarantena vissuta nel quartiere capitolino), Scheletri è una narrazione non banale – piaccia o meno, è difficile etichettare come mediocre qualsivoglia lavoro di Zero – che si sviluppa tra scene pulp dal sapore tarantiniano, momenti introspettivi (”credo al libero arbitrio, al fatto che le persone scelgono chi essere. Ma non è come scegliere dal menu di un ristorante”), difficoltà nelle relazioni affettive (”ci stanno certe persone che non capisci mai davvero che ruolo hanno nella tua esistenza”), tristi vicende di spaccio, sangue a violenza. Una sorta di ”auto fiction”, quasi liberatoria, che anticipa una nuova uscita nelle librerie e fumetterie, prevista il 12 novembre: A babbo morto, dove Zerocalcare narra, per la prima volta, l’ingombrante verità celata dietro al business della consegna dei doni.

Info: www.baopublishing.it

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