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Zagor, il vampiro

I vampiri e Sergio Bonelli editore. Un amore che, da sempre, gronda sangue. Non sono pochi, infatti, i protagonisti delle storie a fumetti pubblicate dalla casa editrice milanese che, nel corso degli anni, hanno affrontato questi pallidi immortali dalla tradizione millenaria. Da Tex a Dylan Dog, da Lukas a Legs Weaver, da Martin Mystère a Dampyr, il cacciatore di vampiri mezzosangue nato dalla fantasia di Mauro Boselli e Maurizio Colombo. Eppure, Zagor contro il vampiro, albo mensile numero 86 uscito in edicola il 14 agosto 1972, continua ad appassionare i lettori legati alle avventure dello spirito con la scure. Un personaggio Zagor, il re di Darkwood – il suo vero nome è Patrick Wilding, ma gli indiani lo chiamano ”Za-gor-te-nay” – apprezzato anche da Lorenzo Jovanotti, tant’è che a marzo 2018 i due si sono ”incontrati” nell’albo speciale Il richiamo della foresta, allegato al numero 683 La banda degli spietati. Non stupisce, dunque, che quasi mezzo secolo dopo Sergio Bonelli editore riproponga – nel volume formato 22x31cm, 240 pagine a colori, 25 euro – l’oscura e suggestiva storia con al centro il personaggio ideato nel 1961 da Guido Nolitta (pseudonimo di Sergio Bonelli, scomparso il 26 settembre 2011) e realizzato graficamente da Gallieno Ferri (genovese, classe 1929, si è occupato dei disegni e della copertina), qui alle prese con l’affascinante figura simbolo dell’immaginario horror. Il titolo è leggermente differente – Zagor, il vampiro – ma la storia (fortunatamente) non cambia di una virgola. Su richiesta dell’amico Bob Parkman, Zagor e il suo inseparabile assistente messicano Cico – tanto panciuto quanto fifone – decidono di scortare suo figlio Albert, che si accinge a guidare per la prima volta una carovana di pionieri. Ma il viaggio in direzione Ocean city riserva loro delle pessime nuove: alcuni componenti della carovana, infatti, vengono rinvenuti morti con due minuscoli segni sul collo. Quale assurdità si nasconde nel carro guidato da tre ungheresi che ”distaccati e silenziosi, si tengono come sempre in disparte”? Arrivati nella dimora del barone Bela Rakosi (questo nome vi ricorda qualcuno?) – che ha un insolito terrore dell’aglio, non si palesa mai durante il giorno ed ha al suo fianco l’inquietante servo Zoltan – l’imberbe Parkman, notte dopo notte, diviene sempre più fiacco nonché vittima di tremendi incubi (”svegliandomi, mi sono sentito come svuotato da ogni forza. La testa mi gira, le gambe mi tremano”). Spetterà a un medico, il dottor Metrevelic, rivelare a Zagor la terribile verità. Arricchito dalla prefazione Dracula è per sempre a cura del giornalista Graziano Frediani – «una figura, quella di Dracula che, per tutto il novecento e sino al terzo millennio, avrebbe subito mille reincarnazioni multimediali e iconografiche» – Zagor, il vampiro è un racconto a fumetti che, se realizzato oggi, farebbe leva sul sangue disegnato (e mostrato) a fiotti. In questo caso, invece, parliamo di un’opera dei primi anni Settanta – l’epoca d’oro della Hammer (Hammer film productions, la casa di produzione cinematografica fondata nel 1949 a Londra) – dove avventura, ironia e orrore ben si fondono. Un mix, questo, che è tipico delle avventure di Zagor – che, sulla vecchia frontiera americana della prima metà del diciannovesimo secolo, lotta per mantenere la pace, tutelare le tribù indiane e sfiancare i criminali – in bilico tra western e fantascienza, fantasy e (appunto) horror. Fisicamente, lo stesso Bela Rakosi ricorda molto l’attore Christopher Lee. Un classico del fumetto di casa nostra.

Info: www.sergiobonelli.it

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