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Scoppio

Azione, creazione, velocità. Con questi presupposti sabato 26 settembre un gruppo di artisti realizza un’ ”incursione” artistica in un borgo abbandonato in provincia di Terni, per cogliere di sorpresa lo statu quo di dimenticanza che lo contraddistingue. Gli artisti sono Federico Arani, Simone Bacco, Gabriele Ciulli, Ginevra Collini, Bianca D’Ascanio, Giorgia Errera, Andrea Lo Giudice, Andrea Mauti e Giordano Tricarico, saranno loro ad appropriarsi dello spazio per far rivivere il suo genius loci attraverso performance, installazioni, pittura e scultura. Gli artisti abiteranno tutto il complesso abbandonato del borgo, agendo e dialogando con il tessuto urbano restante (dai ruderi delle vecchie abitazioni, alla chiesa romanica, al suo campanile).

Il nome dell’evento si ispira a quello della localitàc he sarà teatro di questa azione: Scoppio. C’è anche su Wikipedia e pare che la comunità di questo posto (vicinanze comprese) sia composta da solo 8 persone. Scoppio (dal latino scopulus, cioè rupe/roccia/scogliera) ad oggi risulta un complesso di ruderi – dalle strutture risalenti all’epoca romanica, al XV e XVI sec. – completamente disabitato, sui Monti Martani, massiccio montuoso dell’Appennino umbro-marchigiano tra Terni e Perugia. Sembra che il luogo non abbia mai avuto una vera e propria popolazione in senso stretto, se pensiamo che comunque nel 1750, stando agli unici dati individuabili, vi dimoravano solamente 25 famiglie.

L’incursione artistica risponde a una metodologia molto suggestiva. In questo caso durerà tre ore, dalle 16 alle 19. Un lasso di tempo durante il quale l’arte si appropria dello spazio per poi sparire ma lasciando una traccia. Solitamente la parola incursione indica «un’operazione di temporanea penetrazione nel territorio nemico condotta da piccoli gruppi di specialisti per compiervi, di sorpresa, distruzioni o azioni di disturbo» (Treccani). Nel linguaggio figurato ha in sé il carattere di un’azione di prevaricazione violenta volta al superamento di un ostacolo o avversità che si frappone al raggiungimento di un luogo, di un ingresso non accessibile, più astrattamente di un obiettivo di qualsiasi tipo. Si tratta etimologicamente, di una ”corsa contro” qualcosa o qualcuno. Tuttavia l’uso familiare della parola la rende associabile anche ad una situazione di sorpresa o imprevedibilità di un accaduto e dunque diciamo anche, più ironicamente, ”ho fatto un’incursione a casa di”. Scoppio è un’incursione in questo senso, ma mantiene del significato originario il carattere di perentorietà e velocità, con l’obiettivo di lasciare un segno. 

Sabato 26 settembre, dalle 16 alle 20
Scoppio (TR)

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