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Urban art alla Gam

La stagione della Galleria di arte moderna di Roma inizia con una mostra di grido. Due protagonisti dell’Urban art, Shepard Fairey e Sten Lex. Due progetti paralleli visibili nello stesso periodo, dal 17 settembre al 22 novembre.

SHEPARD FAIREY
Il primo con 3 Decades of dissent, porta nella Capitale un concept inedito, presentando un nucleo unitario di trenta sue recenti opere grafiche inedite (2019) – con il quale ripercorre molti dei suoi temi di dissenso, tra cui la lotta per la pace e contro la violenza razziale, la difesa della dignità umana e di genere, la salvaguardia dell’ambiente – in dialogo con importanti opere della collezione d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina. Tra le opere in mostra non poteva mancare l’iconica Hope, quella che ha lanciato l’immagine pop che ha accompagnato nel 2008 la campagna elettorale di Barack Obama. Fairey ha sempre fatto dell’impegno sociale una sua cifra stilistica. L’artista ha da sempre definito il suo stile come politico, audace e iconico, basato sulla stilizzazione e idealizzazione delle immagini, così come dimostrano anche altre opere in mostra, fra le quali la ridefinizione della celeberrima campagna di sticker dal titolo André the Giant Has a Posse, con il volto del campione di wrestling disseminato su migliaia di muri delle città americane. Questo lavoro nella sua versione Hendrix sarà presente in mostra insieme a Jesse – con il volto del Reverendo Jesse Jackson – della serie Brown Power. In questa opera Fairey adotta esplicitamente il linguaggio visivo dei decenni Sessanta-Settanta e in particolare del movimento Black Power, utilizzando una combinazione di colori pan-africana – rosso, nero e verde – ripresa dai combattenti per la libertà e i diritti degli afroamericani. I curatori Claudio Crescentini e Federica Pirani hanno anche strutturato un dialogo delle opere di Fairey con quelle della collezione Gam, da Balla a Donghi, da Schifano a Guttuso, da Turcato a Pascali e molti altri. 

STEN LEX
La coppia di street artist e illustratori italiani, invece, presenta Rinascita, una selezione di opere formato medio-grande tra cui stencil poster e stampa su carta con sostegni di ferro, legno e vetro. Un racconto impreziosito da un’installazione stencil poster realizzata site-specific nel chiostro della Galleria. A breve sarà anche portato a termine un nuovo poster monumentale sulla facciata della Gam. Rinascita, rinnovamento e rigenerazione sono solo alcuni dei cardini ideali dello stile innovativo di Sten Lex, pionieri dello stencil poster, che li ha resi tra i muralisti italiani più celebri a livello internazionale. Le loro enormi figure dai visi sconosciuti e le fitte trame astratte si trovano oggi sui muri di Parigi, New York, Londra, Shangai, Barcellona, Città del Messico, Madrid e Roma.

Sono lavori dinamici che prendono vita nel tempo e rinascono insieme alle pareti, cambiando aspetto e liberandosi dalle matrici d’origine. Volti giganti sorvegliano indisturbati la strada e i passanti, a volte in luoghi frequentati, altre in angoli urbani nascosti e da scoprire, stencil e poster, frammenti di carta dipinti e attaccati ai muri invecchiano e si modificano, muoiono e si decompongono diventando parte dell’opera stessa. Il primo è romano, l’altra tarantina, classe ’79-’80. I loro nomi compaiono per la prima volta sui muri romani nel 2001 con forti richiami al cinema, all’arte sacra e alla cultura pop, prima separatamente, realizzando ritratti di personaggi dei b-movies italiani e telefilm americani anni ’70 come Hitchcock, Orson Welles e Bergman. A partire dal 2005, le loro strade e i loro nomi si uniscono, sprigionando il doppio dell’energia e della creatività nelle loro opere. Passando dai volti iconici di francobolli e banconote ai disegni e poster su carta velina, arrivano alla creazione di quella che definiscono Hole School, introducendo la mezzatinta nello stencil, figure optical composte da pixel o linee.

Dal 2010 al 2013, realizzano ritratti di persone anonime su grandi facciate, per lo più studenti e professori ripresi da annuari universitari degli anni ’60-’90: è questo il periodo dove più si allontanano dall’iconografia Pop per dare spazio a personaggi sconosciuti appartenenti alla classe media. Nel 2008 sono stati anche invitati da Banksy al suo Cans Festival a Londra e, sempre più richiesti, negli anni seguenti iniziano a lavorare superfici immense creando opere gigantesche per alcuni dei più importanti festival a livello internazionale come il Nuart Festival di Stavanger in Norvegia (2008, 2010), il Living Walls di Atlanta negli USA (2012), il Katowice Street Art Festival in Polonia (2013), il Palma festival a Caen in Francia (2019) e molti altri. Nel 2014, l’Istituto di Cultura Italiano li supporta per realizzare una facciata a Shangai, dal titolo Vulcano.

 

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