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I deserti del globo

John R. Pepper alla fine è riuscito a portare la sua mostra fotografica Inhabited Deserts anche in Italia, a Todi dal 3 ottobre al 28 novembre. Ed è stato possibile grazie all’impegno della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, presieduta dal professore e mecenate Emmanuele Emanuele. Un racconto inedito sui deserti del mondo, che rivela anche tutte le contrastanti sensazioni che questi paesaggi evocano. Un complesso di lavori che fa sentire piccoli, al cospetto della potenza della natura. In 53 immagini analogiche della sua Leica M6, senza artifici, nel bianco e nero dei grandi reporter, John R. Pepper, fotografo e artista a tutto tondo, narra il suo viaggio durato tre anni tra i più remoti deserti del mondo. «I deserti hanno sempre affascinato i fotografi – spiega l’artista – la ragione che spesso li porta lì è catturare la bellezza del paesaggio. Una bella sfida, ma non era quello che cercavo: io volevo andare oltre. La mia idea, il mio intento, è stato usare il deserto come il pittore sfrutta la verginità di una tela bianca. Ho cercato di scoprire quali immagini si offrivano al mio sguardo – a volte erano visioni figurative, altre volte astratte e la simbiosi tra il paesaggio che avevo davanti e le immagini sepolte dentro di me. Alla fine di questa ricerca subliminale, la mia fotografia, la mia tela, si fa espressione del mio essere profondo, delle mie percezioni di artista».

Dietro questo progetto ci sono tre anni di lavoro, 18.000 chilometri percorsi nei deserti di Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania, Oman, Russia e Stati Uniti, che hanno permesso a Pepper di scoprire luoghi suggestivi che esprimono complessità e diversità emotive oltre che geografiche. Un viaggio soprattutto interiore che emerge dai silenzi delle immagini e palesa la scoperta di quanto questi accomunino l’umanità in incontri intensi e profondi. La mostra arriva a Todi dopo aver debuttato a Parigi e compiuto un ciclo espositivo che ha già toccato Teheran, Tel Aviv, Dubai e San Pietroburgo; nel 2021 approderà in diverse città d’Europa e Stati Uniti.

Il curatore della mostra Gianluca Marziani ha commentato: «Pepper sfugge alle arguzie da software digitale, evitando il maquillage d’artificio e sposando il tema analogico in maniera sensibile. Modula le scale dei grigi con rabdomantica nitidezza, profilando le dune come fossero lame, sezionando i contrasti con ambivalenze semantiche, intuendo l’istante in cui il sole disegna senza sbavature». «Seguire John Pepper in questa avventura permette di scoprire anche un paio di cose su sé stessi – ha aggiunto il co-curatore della mostra Kirill Petrin – persino alcune delle sue leggendarie guide nel deserto, uomini che hanno passato in quei luoghi tutta la vita e li conoscono da cima a fondo, ammettono di non aver mai visto i loro deserti sotto questa luce. Queste fotografie, paradossalmente, non riportano ai luoghi effettivi in cui sono state scattate. Conducono altrove, in un luogo nuovo in cui far abitare la mente e l’immaginazione».

«Il mio sincero apprezzamento per il talento di John R. Pepper risale al 2016, anno in cui la Fondazione Terzo Pilastro, su mio impulso, ha ospitato nelle sale del Museo di Palazzo Cipolla la sua personale Evaporations – ha concluso Emmanuele Emanuele -. Con questo nuovo ambizioso progetto, che ha comportato tre anni di lavoro e l’attraversamento di gran parte del globo, Pepper riesce a restituirci un’immagine del nostro pianeta che evoca il miracolo della Creazione, un ritorno all’ ‘Anno Zero’ da cui tutto prese avvio, in cui il vuoto solo apparente che traspare da ogni immagine si riempie di contenuti tangibili: uno su tutti, la necessità di fermarsi ad ascoltare la propria coscienza, per ristabilire infine una ritrovata armonia tra l’Uomo e la Natura».

Dal 3 ottobre al 28 novembre
Museo civico e Pinacoteca – Piazza del Popolo, 29/30
Complesso del Nido dell’Aquila – Via Paolo Rolli, 12

completa la mostra la conversazione dal titolo Il confine assente: conflitti e nuove armonie, in programma venerdì 2 ottobre alle 11 alla Sala del Consiglio del Palazzo comunale di Todi.
Al centro del dibattito, la consapevolezza che solo nel deserto esiste lo spazio transnazionale del dialogo, una specie di terra comune in cui ridurre i conflitti mentre si affrontano crisi finanziarie, epidemie, disastri naturali e tensioni geopolitiche. Se l’umanità avrà un nuovo domani si dovrà ripartire dall’immagine simbolica di un deserto, da una dottrina che ridefinisca il peso del denaro e la sua distribuzione planetaria. 

Conduce la conversazione: Duilio Giammaria

Oltre all’artista, interverranno:
Max Calderan, numero uno degli esploratori dei deserti estremi, detentore di 13 record mondiali.
Giancarlo Esposito, il famoso Gus Fring delle serie cult Breaking Bad e Better Call Saul e dei film di Spike Lee.
Sheikh Ahmed Mohammed Al-Jebali, sceicco della tribù Jabaleya, tribù responsabile della sicurezza del monastero di Santa Caterina nel Sud-Sinai dal 565 d.C.
Avner Goran, archeologo di fama mondiale, rappresentante israeliano per la Abraham Path Initiative.
Mehrdad Ghazvinian, il maggior esperto di deserti iraniani. Conosciuto come Desert Fox.
Avv. Antonino Ruggiano, Sindaco di Todi.
Prof. Avv. Emmanuele F.M Emanuele, Presidente Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale.
Rodney Ford, Ministro della Cultura dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia.
Gianluca Marziani, curatore della mostra.
Kirill Petrin, co-curatore della mostra.

 

 

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