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Le mani di Z

Il segno di Zorro? Quasi: le mani di Z. È quest’ultimo, infatti, il titolo del nuovo graphic novel firmato da Akab (all’anagrafe Gabriele Di Benedetto) – uno degli artisti del fumetto di casa nostra più rilevanti e, al contempo, controversi – nona pubblicazione che sorge dalla collaborazione tra progetto Stigma (collettivo/nuova etichetta editoriale autogestita da fumettisti capitanati dallo stesso Akab) ed Eris edizioni, casa editrice nata dodici anni fa. Venuto a mancare troppo presto (è scomparso il 14 agosto 2019 all’età di 43 anni), Akab – che oltre ad essere un punto di riferimento della nona arte è stato regista e videoartista – ha evidenziato: «In questo volume ho provato a dare delle risposte fantasiose a una realtà che in fondo non volevo e ancora non voglio conoscere». Spiazzante, più fuori che sopra le righe proprio come questo libro, Le mani di Z (cartonato, 232 pagine in bianco e nero, 25 euro) è un graphic novel ”dal cuore oscuro” – come riporta la nota di presentazione – che narra la storia di Z, un uomo con disabilità intellettiva (”Z è nato il primo marzo del 1952, a Carnevale. Allo scadere dei nove canonici mesi non ne voleva sapere di uscire, si era messo di spalle e con il cordone ombelicale stretto intorno al collo”) che è letteralmente ossessionato da Zorro, primo eroe in maschera ad apparire sia all’interno di un romanzo d’avventura sia nell’universo cinema, nonché fonte ispiratrice per tanti supereroi di ieri e oggi. Ad ogni modo, dell’eroico giustiziere mascherato nonché esperto spadaccino, Z possiede qualsivoglia feticcio – dai film ai libri ai gadget – e trascorre le sue giornate con tanto di maschera e mantello (indossarlo è la sua prima preoccupazione appena sveglio) nella speranza di trovare l’ennesima puntata in tv del suo beniamino. Z gira per casa in t-shirt e slip e vive sotto le incessanti cure della madre (”sbrigati che si fredda il latte, ti aiuto a vestirti, finisci il piatto, prendi le medicine e va a lavarti”), la cui presenza asfissiante ben definisce l’intero quadro casalingo; la donna cerca di tutelare il figlio tanto da se stesso quanto dal passato cupo e tormentato della loro famiglia, in cui aleggiano l’ombra del papà (”devi essere ubbidiente come quando c’era tuo padre”, lo rimbrotta), fallito e suicida, e le assurde, folli figure dello zio e del nonno (”era malato di cattiveria”, dice Z). Ambientato in una metropoli grigia, praticamente anonima, degli anni ottanta, accerchiata dalla presenza incessante della cultura pop (il protagonista non si stacca dalla tv, facendo zapping tra il cartone animato dell’uomo tigre e quello dei Flintstones), il racconto a fumetti Le mani di Z indaga – o meglio, approfondisce – il tema dello scoramento collettivo nei confronti della realtà. Una sorta di assuefazione verso la negatività circostante che tenta di sfociare nella necessità di evasione e intrattenimento (la televisione come arma di distrazione di massa?) che può aiutare – di fatto lo fa – a distrarci dal dover riflettere su noi stessi, sulla condizione nella quale viviamo. Da qui il bisogno, che sempre più spesso si declina in urgenza, di trovare conforto – come fossero una sorta di coperta di Linus – nelle opere di fantasia, nei prodotti che la cultura pop propone/impone. Artista capace di valicare i confini e stracciare le etichette di mainstream e underground, Akab – con il suo tratto sottile ed incisivo – guida il lettore in un mondo surreale, disturbato, oltrepassando i limiti del disagio, del fantastico, dell’amore nelle sue più diverse sfaccettature (l’amore di una madre nei confronti dei figli è sempre sano?). L’autore milanese – tra i fondatori dello Shok Studio, ha collaborato con le principali case editrici nazionali e non – è stato un grande esploratore delle condizioni dell’animo umano. Un innovatore e sperimentatore non convenzionale, da scoprire e riscoprire.

Info: www.erisedizioni.org

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