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Ai confini della realtà

«Sul fatto che The Twilight zone sia quasi immortale non si può discutere». Parole di Stephen King, scrittore e sceneggiatore tra i più noti autori della letteratura sci-fi, horror e fantastica, che le riporta nero su bianco nel suo saggio Danse macabre – scritto nel 1981 e ripubblicato due anni dopo in versione riveduta e corretta – dedicato ai libri e alle pellicole fantasy, horror e splatter sceneggiate e girate nel trentennio 1950-1980. Tra le opere approfondite nel libro non manca, ovviamente, The Twilight zone (Ai confini della realtà), serie tv antologica trasmessa in tre differenti periodi (dal 1959 al 1964, dal 1985 al 1989, tra il 2002 e il 2003) dalla tv americana. La serie classica fu creata dal geniale Rod Serling, ed è proprio lo scrittore e sceneggiatore statunitense – che di fatto portò la fantascienza in ogni casa – il protagonista del biographic novel di Koren Shadmi, contraddistinto dalle mille sfumature tra il bianco e nero, pubblicato da Edizioni Bd. Sgombriamo il campo da qualsivoglia dubbio: Ai confini della realtà, la vita di Rod Serling (168 pagine a colori, 18 euro) è un graphic novel che più di nicchia non si può. Ma è talmente circoscritto e approfondito nel raccontare la vita dell’uomo che ha creato (e rappresentato) sulle tv di tutto il globo The Twilight zone, che appassionati e curiosi della serie non potranno farne a meno. «C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce. È senza limiti come l’infinito. È senza tempo come l’eternità. È la regione dell’immaginazione, una è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova ai confini della realtà». È ben racchiusa nell’enunciato tutta la fascinazione di questa serie tv che – seppur ritenuta fantascientifica – non indagò propriamente le tematiche del genere così come lo conosciamo; piuttosto, la narrazione sviscerava storie di esistenze ordinarie, stravolte dall’incontro/scontro con l’oscuro e il paranormale. Stiamo parlando di un prodotto assolutamente innovativo, i cui episodi erano contraddistinti dall’uso degli ”switching endings”, in cui la visuale dello spettatore veniva capovolta attraverso un colpo di scena finale che ribaltava la prospettiva. Tra straniamento e alienazione. All’epoca The Twilight zone venne intralciato dalla censura, ma fu tramite espedienti di questo genere che Rodman Edward Serling – questo il nome completo dell’autore nato a Syracuse nel 1924 e scomparso a Rochester poco più che cinquantenne – fu in grado di parlare ai più di tematiche scottanti: dalla violenza dei conflitti (fu soldato nel corso della Seconda guerra mondiale, tributato con le più alte onorificenze militari) alle prevaricazioni dei potenti, dal razzismo agli aspetti più torbidi dell’America. Senza per questo rinunciare a divertisti e, soprattutto, a far divertire e sognare (la sua immagine, completo scuro e sigaretta tra le dita, resta iconica). Nel volume Ai confini della realtà, la vita di Rod Serling, il fumettista e illustratore israeliano-americano Koren Shadmi, classe 1981, racconta di quest’uomo ambizioso che di quella serie è stato tanto creatore quanto forza motrice, capace di lasciare con le sue produzioni un segno irripetibile nella cultura pop. Ricorda Shadmi (i cui volumi sono pubblicati in Francia, Italia, Spagna, Israele e Stati Uniti e che, all’età di 17 anni, ha dato alle stampe il suo primo graphic novel: Profile 107): «Serling era cresciuto in un mondo impazzito. Era sopravvissuto alla guerra vedendo di persona morti e omicidi privi di senso. Ansia e incertezza permeavano l’aria e lui era in grado di dar loro forma, forse meglio di chiunque altro».

Info: www.edizionibd.it

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