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Allegra ma non troppo

 

La linea dell’orizzonte è a una manciata di centimetri da terra, un video ripercorre paesaggi fatti di polvere e scotch incollato sul pavimento. Come da una macchina in movimento guardando fuori dal finestrino, ci sembra di riconoscere forme indistinte. Un simile scenario fa pensare agli allevamenti di polvere immortalati da Man Ray sul Grande Vetro di Duchamp nel 1920. Invece siamo alla Fabbrica del Vapore. Sonia Andresano ha girato il video l’anno scorso. Si fa per dire, l’autore del video è un robot aspirapolvere. I suoi movimenti sono dettati da un algoritmo, ma sembrano umani. Ricordano il nostro vagare ossessivo negli spazi domestici, senza senso, senza meta, di questi mesi di lockdown; le riprese ci parlano degli accumuli di tempo, seppelliti sotto la polvere di una casa vissuta.

«Ho pensato potesse assumere un nuovo significato oggi, dopo la pandemia e l’ho riproposto ad Albumarte», spiega l’artista. Allegra ma non troppo è il titolo della mostra, a cura di Daniela Cotimbo, che fino al 17 luglio è ospitata nella galleria romana. L’artista si è appropriata degli spazi quando fuori era un deserto silenzioso, è entrata in punta di piedi registrando suoni che in genere non appartengono alla città, rumori che sembrano presi da un altro contesto e amplificati. Tutto è immortalato in un video girato tra le pareti di Albumarte, che dà il titolo alla mostra. Gli spostamenti sono raccontati da una mosca bianca, scultura che si fa autoritratto e segna le tracce del movimento non solo collettivo ma anche personale dell’artista. Accanto alla dimensione sociale, infatti, quella personale è percepibile ovunque. Attraverso i lavori esposti, la Andresano parla della sua vita privata in modo discreto, ci rende partecipi del suo passato, aprendo uno squarcio di intimità con mio padre e suo figlio, un video che vede come protagonisti l’artista e suo padre. Insieme abbattono pareti fisiche e simboliche, in un video che potrebbe essere girato da Francesco Lettieri, come quello in cui Motta e suo padre si ritrovano a guardare insieme il mare, nella stessa direzione. Ma in questo caso non ci sono spazi aperti, tutto si svolge tra le mura domestiche, ancora una volta. Così in Trammamuro, un altro lavoro in cui l’artista ripercorre gli ascensori di tutte le case che ha abitato, con uno sguardo ironico ma anche un po’ nostalgico, in cui il passato la fa sempre da protagonista.

A guardare indietro anche Veicolo cieco, calco in resina dello specchietto retrovisore di tir, che nella sua trasparenza, lascia filtrare lo sguardo anche avanti, verso il futuro. Il microclima che Sonia Andresano ha ricreato negli spazi di Albumarte è una boccata d’aria dopo mesi in apnea. Un ambiente di sentimenti positivi e di quelle buone cose di buon gusto che fanno sentire al sicuro anche fuori da casa propria.

Fino al 17 luglio
AlbumArte, via Flaminia 122, 00196 Roma
Info: www.albumarte.org
Per la mostra si ringrazia Alan Advantage

 

 

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