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Il volo di Angelo

Il 27 gennaio di ogni anno si celebra, in tutto il mondo, il Giorno della memoria, la giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Ma 24 ore non saranno mai sufficienti. Da qui (anche) l’utilità di un corposo volume illustrato che racconta, nel dettaglio, la storia di un uomo deportato nei lager nazisti e sopravvissuto per merito del suo talento nel disegnare. Quell’uomo è Angelo Gatto e questo libro, con splendide ed emozionanti tavole illustrate dal figlio Alessandro – è nato nel 1957 a Castelfranco Veneto, nel trevigiano, dove vive e svolge l’attività di pittore e grafico – con testi dello scrittore Marco Ballestracci, ha un titolo toccante: Il volo di Angelo. Pubblicato da Silvana editoriale, il volume (cartonato, 128 pagine, 61 illustrazioni, 18 euro) è un racconto che può apparire una favola, ma «è una storia vera di orchi e prigioni. È la vicenda di Angelo Gatto, mio padre, della sua deportazione nei lager nazisti, dei patimenti e, soprattutto, del suo contatto quotidiano con la morte, che ha segnato inevitabilmente la sua esistenza come quella della sua famiglia», spiega Alessandro. Giovane allievo ufficiale d’aeronautica, Angelo venne catturato dai tedeschi l’8 settembre 1943 – a condividere il suo destino c’erano 427 compagni, dei quali sarebbero sopravvissuti poco più di duecento – per essere deportato nei lager nazisti. Attenzione: non come prigioniero di guerra (Angelo, infatti, non aveva mai combattuto) bensì come internato militare («è un campo di prigionieri di guerra – riporta la quarta di copertina – ma nessuno degli italiani ha alcun diritto riconosciuto. Sono traditori e non prigionieri di guerra»). Due anni intrisi di sofferenze, i suoi, tra fame («lui ogni tanto raccontava brevi aneddoti. Il più delle volte a tavola. L’argomento era la fame patita», spiega Alessandro), lavori forzati, marce serrate e barbarie indicibili anche solo da raccontare («non mi abbandonerà il ricordo dei suoi incubi notturni, dei suoi lamenti di animale ferito, spaventato», prosegue l’autore). Avversità alle quali riesce a sopravvivere grazie al suo innato talento: saper disegnare. Angelo, infatti, barattò i suoi ritratti con la vita, e nell’ottobre 1945 riuscì a tornare a casa sua, a Treviso. Una narrazione lucida, quella che scorre lungo le pagine de Il volo di Angelo. «Solo da adulto ho conosciuto i fatti terribili accaduti a mio padre nei due anni trascorsi in Germania – scrive Alessandro – un viaggio molto più doloroso di quello di Dante nei gironi dell’Inferno. Quando ho capito che papà ci stava lasciando e non avrebbe più raccontato la sua immane esperienza, ho deciso che avrei fatto ciò che potevo affinché l’oblio non avesse la meglio». Da qui, l’urgenza di narrare – anche attraverso le parole, evocative e puntuali, di Ballestracci («nato in Svizzera, è stato musicista di blues e giornalista musicale», riporta la bio) – «la rappresentazione di ricordi ed emozioni che ho dentro fin da bambino». Memorie di un padre che non era solito aprirsi, neppure con i suoi famigliari. A questo proposito, «proprio perché raccontava così poco io avevo paura. Lo vedevo come una grande porta socchiusa. Intuivo, al di là, qualcosa di spaventoso, ma non sapevo cosa. Non ho mai avuto il coraggio di appoggiarmi, di toccare quella porta, di abbracciarla», chiosa Alessandro.

Info: www.silvanaeditoriale.it

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