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Ethel e Ernest

Nel 2016 l’uscita di un film d’animazione interamente realizzato a mano, diretto da Roger Mainwood, è passata quasi sotto traccia. Più tra il grande pubblico che tra gli addetti ai lavori per la verità, laddove molti di quest’ultimi hanno rimarcato la qualità del lungometraggio. Presentato in Italia al Future film festival, Ethel and Ernest ha portato sul grande schermo il romanzo a fumetti scritto da Raymond Briggs, tra le firme più rinomate dell’illustrazione per l’infanzia. A distanza di qualche anno la casa editrice Rizzoli Lizard pubblica nel nostro paese – traduzione di Leonardo Rizzi – questo delicato e toccante (nonché pluripremiato) graphic novel. Ethel e Ernest, una storia vera (brossurato con alette, 128 pagine a colori, 18 euro) è il racconto, ambientato negli anni Trenta, di una casa dove vivono Ethel, cameriera personale di un’agiata signora, e il suo consorte, di mestiere lattaio, Ernest (che guarda con particolare simpatia al partito laburista). Persone oneste, che edificano la propria esistenza su una forte etica del lavoro. I due hanno agognato la dimora con tutte le forze (”avremo una cucina, un retrocucina, un salotto, una sala da pranzo, un giardino e capanno, l’ingresso e la sala da bagno: che lusso”), abili nel curarla con passione, nel dettaglio. In questa piccola, ”grande” culla di mattoni, la coppia ha cresciuto il figlio Raymond (il nome vi ricorda qualcuno?), trascorrendo oltre quarant’anni insieme (dal 1930 al 1971, per essere precisi). Una sorta di campana di vetro, che li ha protetti, coccolandoli, da tutto e da tutti. Non tenendoli, però, completamente all’oscuro di quanto accadeva fuori dalle mura domestiche. Dalla Seconda guerra mondiale alla rivoluzione dei costumi, dal boom economico alle nuove mode, dall’arrivo della tv alle stramberie di un figlio con velleità artistiche: scosse, ben assestate, del mondo là fuori che risuonano nel salone ovattato della famiglia Briggs, scuotendone l’armonia con una serie di esplosioni che (queste sì) lasciano il segno. Nella suggestiva biografia che ha scritto e disegnato, Raymond Briggs rappresenta – con dovizia di particolari, ma anche in modo intimo e affettuoso – la vita ai tempi dei suoi genitori, una coppia di londinesi comuni che vivono una serie di (imprevisti) eventi fuori dal comune. Una madre e un padre tanto intimiditi quanto stuzzicati dai mutamenti che li cingono, legati a filo doppio a quella casa che, in qualche maniera, ha custodito, quasi a proteggere profondamente, l’innocenza del loro amore. Perché si può vivere con grande dignità, ricercando l’equilibrio tra timori e desideri, senza alcuno sfarzo né eccesso. Sviluppato in quattro capitoli, ciascuno dei quali è dedicati a un decennio, Ethel e Ernest, una storia vera è un graphic novel dalla struttura semplice, nella migliore accezione del termine. Una narrazione leggera e spontanea, che Briggs – a intramontabili classici per ragazzi come Il pupazzo di neve e Babbo Natale (rieditati da Rizzoli), ha affiancato opere decisamente più mature come Quando soffia il vento, che ha ispirato l’omonimo lungometraggio animato con musiche di David Bowie e Roger Waters – porta avanti con spessore. Prendendo in prestito le parole di Paolo Interdonato (autore di fumetto e illustrazione su diverse testate), che firma la postfazione del volume, «Ethel e Ernest è una storia semplice ambientata in un periodo decisamente complesso, quel lungo dopoguerra del quale Briggs, come sostiene Nick Hornby, ha saputo cogliere le sfumature più intime: ”Gli storici sociali hanno detto molto meno, con molte più parole e molto meno calore e affetto”».

Info: www.rizzolilizard.rizzolilibri.it

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