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Il funambolo

Attore e comico, regista e sceneggiatore. E ancora, compositore e produttore cinematografico, autore di oltre novanta pellicole, tra i più rilevanti – nonché influenti – cineasti del ventesimo secolo, Charlie Chaplin viene omaggiato in un graphic novel interamente ispirato agli ultimi anni della sua vita, facendo leva su affascinanti flashback che rinviano alla sua giovinezza, al principio della carriera senza dimenticare (ovviamente) l’ascesa come leggenda cinematografica di ogni tempo. Sceneggiato da Emiliano Barletta e illustrato da Alessandro Buffa – entrambi abili, secondo le specifiche professionalità, a ricreare tanto l’atmosfera quanto lo stile dei film muti della belle époque chapliniana («l’idea era proprio quella di riprodurre il più fedelmente possibile gli ambienti nei quali Chaplin viveva», spiega Buffa) – Il funambolo (Nicola Pesce editore, cartonato, 128 pagine in bianco e nero, 19 euro) è un graphic novel dai toni delicati, un racconto toccante «che nasce da Emiliano poiché è un grande cultore di Chaplin. Io ne ho scoperto la grandezza grazie a lui», spiega Buffa. Conferma Barletta: «Da quando ho diciassette anni sono un appassionato di Chaplin e possiamo dire che questa storia nasce in quel periodo». La storia alla quale fa riferimento lo sceneggiatore prende il via nel corso degli ultimi anni di vita del grande artista londinese, quando si ritira nella villa sulle sponde del lago di Ginevra, in Svizzera. Al suo fianco la moglie Oona O’Neill, attrice statunitense, con la quale trascorre il tempo rimembrando il passato. Ma un accadimento, in particolare, pare turbare il ”papà” di Charlot (personaggio che esordisce nella pellicola Charlot ingombrante del 1914): la sventurata lavorazione del film Il circo (1928) e il traumatico divorzio dalla giovane consorte Lita Grey, che aveva rischiato di minare, in modo definitivo, l’iter professionale e la reputazione del cineasta. Il volume a fumetti narra a fondo gli ultimi anni dell’esistenza di Chaplin – «il fumetto è un linguaggio più versatile rispetto ad altri. Consente di utilizzare diverse soluzioni grafiche per scandire i diversi piani narrativi. Proprio per questa sua peculiarità lo considero adatto per raccontare un certo tipo di storie. Il funambolo è una di queste e non potrebbe essere trasportata in nessun altro media», evidenzia Barletta – forte di un lavoro complesso. Ancora lo sceneggiatore: «Conteggiando, due anni di lavoro tra scrittura della sceneggiatura e realizzazione delle tavole. Per quanto riguarda la ricerca possiamo parlare, senza problemi, di uno studio decennale». E per quanto riguarda la divisione delle competenze? Particolari difficoltà? «Sinceramente nessuna – replica Buffa – è filato tutto liscio. Per prima cosa ho tradotto la sceneggiatura di Emiliano in storyboard, quindi abbiamo capito come agire per rendere la regia più efficace. Poi la stesura vera e propria delle tavole». Con quali esiti, dal punto di vista umano? «C’è stato un arricchimento reciproco, un lavoro di squadra da cui è nata un’amicizia». Interviene Barletta: «Ci siamo confrontati sia sul piano della sceneggiatura sia su quello della grafica. Un’altra futura collaborazione? Ho appena concluso la sceneggiatura per un progetto che faremo insieme».

Info: www.edizioninpe.it

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