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Quando tutto diventò blu

«Quando tutto diventò blu è stato stampato nuovamente grazie a Bao publishing che credeva fosse giusto riportarlo in libreria e, considerato che la prima tiratura è finita in meno di un mese, aveva ragione. Significa che questo libro piace, e che chi l’ha comprato lo ha consigliato ad un amico». Comincia così un piacevole botta e risposta con Alessandro Baronciani, fumettista, illustratore, art director, grafico e musicista, autore di un toccante graphic novel in cui parla di attacchi di panico. Un tema oggi più che mai attuale, sviscerato a fumetti in un racconto tanto intimo da apparire il diario di una persona vera, e non una narrazione di invenzione. ”Blue”, se letto in inglese, rappresenta il colore della malinconia; per gli anglosassoni, se qualcuno si sente ”blue” significa che prova sconforto. Come Chiara, la giovane protagonista di Quando tutto diventò blu (cartonato, colore blu, 128 pagine, 17 euro) – ristampato da Bao publishing in una nuova edizione ”rimasterizzata”, al pari di un altro delicato volume di Baronciani: Le ragazze nello studio di Munari – che adora il mare e le immersioni («ha circa venti anni. Studia all’università, ha un fidanzato che vive a Bologna ma lei è di Ancona, una città dove il mare si vede da ogni angolo», è l’identikit che traccia l’autore). Ma un giorno la giovane avverte come di soffocare sott’acqua, e il suo cuore incomincia a battere sempre più forte. È terrorizzata, teme di essere malata. Da questo momento in poi una sensazione di ansia la accompagna in episodi sempre più frequenti, che con il trascorrere del tempo diventano sempre più ardui da gestire, mettendo a dura prova non soltanto le sue abitudini ma anche i suoi rapporti. Fin quando Chiara non decide di sondare la sua interiorità, ogni singola emozione che custodisce dentro di sé, per conoscersi («prima di chiedere aiuto, devi accettare di averne bisogno», riporta la quarta di copertina) e sconfiggere la paura. Un percorso complesso, tra estenuanti visite mediche e ricette di farmaci, che la porterà a riconoscere di soffrire di attacchi di panico. Con l’obiettivo di superarli. Ma quanto c’è di autobiografico in questo racconto? «Se mi stai chiedendo se ho mai provato un attacco di panico la risposta è no», replica Baronciani, nato a Pesaro ma milanese d’adozione. «Però è vero che mentre cercavo materiale per la storia alcuni amici mi hanno confessato di aver avuto degli attacchi di panico, e anche per molti anni. E di averlo scoperto soltanto perché avevo detto loro che volevo scrivere una storia con questa tematica. Così le storie che mi hanno raccontato sono diventate l’avventura di Chiara». E per quanto concerne le ambientazioni? «Sono tutti momenti che mi sono trovato a vivere veramente. Paesaggi che conservo, idee che rimangono in testa. Hai presente quando si dice ”memoria fotografica”? Ecco, io in testa ho solo quella». Puoi spiegarci meglio? «In realtà non rammento i numeri, i nomi delle vie o gli appuntamenti, però posso dire a qualcuno com’era vestito la prima volta che ci siamo incontrati, i colori che indossava, i capelli, gli occhi, le maniche delle camicie, i risvolti dei pantaloni. Ricordo benissimo il paesaggio di quando mi sono perso con la macchina in mezzo alla campagna e l’autoradio ha cominciato a mandare il suono del cuore». Memorie, «come ciò che vedevo di notte dai treni espresso e intercity, quando era possibile spegnere la luce dello scompartimento e improvvisamente il finestrino diventava un presepe lunghissimo da Bologna a Pesaro. Con tutte le luci che si muovevano e le macchine che correvano in direzione opposta, le fabbriche illuminate che sembravano delle balene che mostravano i denti, i parcheggi vuoti, i campi e le case abbandonate». Torniamo a parlare del volume, soprattutto considerando il supporto che un racconto a fumetti potrebbe dare alle persone che soffrono come Chiara. «Non so se questo libro possa aiutare qualcuno. Io l’ho fatto con l’intenzione di parlare di una ”avventura” moderna, nella quale invece di attraversare una foresta in fiamme o un deserto pieno di pericoli c’è una persona, sola, che cerca il modo di uscire da questa difficoltà dentro sé stessa», risponde Baronciani. Che conclude: «Quando tutto diventò blu è un viaggio in un territorio sconosciuto: noi stessi».

Info: www.baopublishing.it

 

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