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Siamo tutti Alberto Sordi?

Fabrizio Corallo ha intitolato così il suo docufilm dedicato ad Alberto Sordi, nel centesimo dalla sua nascita, presentato ieri sera al Teatro Argentina. Un lavoro da lui diretto, e prodotto dalla Surf Film, Dean Film, Sky Arte e La7, che indaga a fondo nella vita umana e professionale di un’icona del cinema contemporaneo italiano, che ne analizza la poetica, il talento, la maschera. E lo fa in modo corale, coinvolgendo tutti i big del cinema che hanno lavorato con lui, o che lo hanno conosciuto da vicino. Siamo tutti Alberto Sordi?, la risposta è lasciata all’osservatore. Del resto il concept è chiaro e raffinato, molto coerente con la dialettica artistica di Albertone. La narrazione infatti si impernia sull’empatia che Sordi aveva instaurato con il suo pubblico, gli italiani, che lui con i suoi personaggi racconta e rappresenta in tutte le loro fragilità, debolezze, meschinerie, furbizie, esorcizzandole però attraverso la sua vis comica leggendaria. I suoi film sono quadri che raffigurano scene di vita quotidiana, che di volta in volta hanno riguardato tutti, senza distinzione di classe, opinione, credo o colore. Nel calderone di Albertone ci siamo finiti tutti, ci ha stigmatizzati tutti, riuscendo però a farci ridere dei nostri difetti. Quello che ne emerge è una profonda identificazione del pubblico nell’opera di questo artista. Per questo Corallo cavalca tale simbiosi raccontando, col giusto ritmo, tutti gli Alberto Sordi rimasti indelebili nella memoria collettiva, lasciando retoricamente al pubblico la risposta al suo quesito. Dal giovane spavaldo e opportunista dello Sceicco Bianco, al perditempo combinaguai dell’Americano a Roma, dall’ottuso bonaccione del Vigile, all’arrivista e voltagabbana dell’Arte di arrangiarsi. Fino ai più recenti capolavori, che talvolta lo hanno visto anche come regista, quali Tutti Dentro, Il medico della mutua, Il marchese del Grillo e Finché c’è guerra c’è speranza. Profili negativi su cui Sordi, sempre sostenuto dai grandi registi e produttori con cui ha lavorato, ha saputo mettere in scena l’Italia e gli italiani, nel loro aspetto più umano. ”La rappresentazione vivente della diffamazione”, come diceva Giovanni Guareschi, che Pietrangelo Buttafuoco, intervistato nel documentario, cita nel dipingere il Maestro con proverbiale puntualità.

Fabrizio Corallo riesce a spiegare tutto questo calibrando innumerevoli interventi e spezzoni indimenticabili di film, interviste, foto e riprese private di Alberto Sordi. Si entra nella sua lussuosa villa romana, che sarà sede di una grande mostra che Roma dedicherà al suo ”cantore” più illustre e amato. E non mancano gli aneddoti, come lo sputo di Totò per rubargli la scena in Totò e i Re di Roma, la cura per la riservatezza, la discrezione nel vivere la sua immensa generosità, o i siparietti con il grande amico Ettore Scola, suo compagno di tanti viaggi.

Alla prima c’erano tutti, da Paola e Silvia Scola a Pippo Baudo e Paola Gassman, oltre a tanti volti del jet set capitolino: Lucrezia Lante della Rovere, Paola Barale, Margherita Buy, Valeria Golino, Giulio Scarpati, Veronika Logan, Eliana Miglio, Maurizio Micheli con Benedicta Boccoli, Lidia Vitale, Elisabetta Pellini, Antonella Salvucci, Pif e Sofia, Giovanna Ralli, Ugo Pagliai, Luisa Maneri, Giambattista Faralli e tanti altri.

Il documentario sarà presto trasmesso su Sky Arte e La7. Un appuntamento imperdibile per ricordare un grande artista, un amico, un’icona… e un grande ”pissicologo” (cit. Il Vigile).

 

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