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La giostra di Nina

”Nina vorrebbe regalare a Geppo il sogno di girare e volare. Solo l’idea di poterlo finalmente fare lo rende felice. E quando si è felici si vuol subito rendere felice un’altra persona”. In un tempo e luogo indefiniti si costruiscono i sogni di Nina, piccola giostraia, e di Geppo, ragazzone dall’animo infantile, personaggi al centro di un progetto toccante e delicato tanto nella forma quanto nella sostanza. Al pari del suo autore, Valerio Berruti, che con Gallucci editore pubblica il volume La giostra di Nina (cartonato in tre dimensioni con carillon, 10 pagine, 34 euro), che conquista per poesia e bellezza. Nato nel 1977 ad Alba, città nella quale tuttora vive e lavora, Berruti è un vanto nazionale, che qui è stato capace di dare vita a un pop-up/libro sonoro incastonato come una perla all’interno di un percorso più vasto, composto dalla giostra vera e propria, da una mostra e da una pellicola che lega il tratto lieve dell’autore piemontese all’animazione, con circa 3000 disegni in sequenza al pari di altrettanti fotogrammi di un video d’artista. La sceneggiatura, ispirata a un racconto di Filippo Bessone, viene interpretata in prosa da Chiara Zocchi; la musica, riprodotta attraverso un carillon a manovella, è stata composta ad hoc dall’incredibile Ludovico Einaudi, musicista che ha firmato la colonna sonora dell’animazione. E ancora, il progetto cartotecnico è di Dario Cestaro, creatore di riferimento per tutti gli appassionati di pop-up. Ma quale è stata la genesi di tutto? «La giostra di Nina nasce come progetto cinematografico con la produzione di Sky arte e la musica appositamente composta da Einaudi – replica Berruti – ma faticavo (e tutt’ora fatico) a rimanere ”imprigionato” in un’unica forma d’arte. Sognavo di realizzare un pop-up e questa storia meravigliosa – scritta dal mio amico Bessone e poi trasformata in chiave poetica da Zocchi – mi sembrava l’occasione giusta per sperimentare un nuovo linguaggio espressivo». E la ”spinta” da cui tutto ha preso il la? «L’impulso me lo ha dato il direttore di Sky arte, il caro amico Roberto Pisoni. La sfida, in un’epoca dominata dagli effetti speciali, era realizzare un cortometraggio senza l’uso di tecnologia, semplicemente mettendo in sequenza una serie di disegni», risponde l’artista. Un lavoro ”folle”, in qualche modo. «Certamente – incalza Berruti – basti pensare che per realizzare i 2700 fotogrammi che compongono il corto animato sono partito dal realizzare un vero e proprio film con l’intento di rendere i movimenti il più possibile realistici: operazione fondamentale in un video senza parole». Il passo successivo? «Per girare il corto ho deciso che la giostra avrebbe dovuto essere ”mia”. Dunque, partendo da una giostra esistente, ho modificato ogni sua parte e plasmato gli uccellini che la compongono. La giostra è divenuta dapprima una mostra backstage ”a casa mia” – nella chiesa di San Domenico di Alba, con la curatela di Arturo Galansino – e poi, più di recente, è stata esposta al Maxxi a Roma». Ed eccoci al pop-up dato alle stampe da Gallucci editore. «Quando mi sono rivolto alla casa editrice ho chiesto che coinvolgesse Cestaro, un genio nell’ambito del paper engineering e la collaborazione corale mi ha entusiasmato. Sono felice del fatto che sia stato proprio Einaudi a darmi lo spunto di utilizzare la sua colonna sonora con uno speciale carillon a manovella, un piccolo gesto in più che aggiunge poesia alla poetica del libro». L’esito è il pop-up di La giostra di Nina: il riscontro del pubblico? «Sono schivo e non amo molto i social network, ma riconosco che se c’è un lato positivo è il potermi rendere conto in tempo reale del successo ottenuto. Condivido in continuazione stories di persone – di tutte le età – che si commuovono sfogliando il libro, aprendo le finestrelle con il testo e girando la manovella del carillon. Ognuno può leggerlo e rileggerlo dando la precedenza alla chiave poetica che preferisce. Non potrei essere più orgoglioso di questo risultato», conclude Berruti.

Info: www.galluccieditore.com

 

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