Due punti e a capo

L’Hogre erectus ci porta su pedofilia e censura

Spotlight era un film blasfemo? La piaga dei preti pedofili è una questione risolta? Papa Francesco sbaglia a porre questo problema e a continuare a chiedere scusa a nome della chiesa cattolica? Se avete risposto no a queste tre domande allora avrete capito perché Hogre non ha fatto altro che il suo mestiere di artista specializzato nel ”subvertising”, un genere artistico figlio della ”Street Art” che utilizza i linguaggi e gli spazi pubblicitari per porre temi sociali. Dal mio punto di vista la censura può esistere soltanto in quanto ”autocensura”. Dovremmo cioè decidere noi cosa offende la nostra sensibilità non altri. Ma so bene che la pubblica morale è un affare di Stato e che questi, giustamente, deve intervenire a difesa dei più deboli, cioè di chi non ha gli strumenti culturali per decodificare e ben comprendere quello che vede. Quindi capisco che il Comune di Roma abbia fatto rimuovere il manifesto di Hogre esposto al Macro Asilo. È un atto dovuto. Questo tuttavia non ci può impedire di dire che la censura è un provvedimento estremo, carico di una certa violenza che talvolta sortisce effetti peggiori (in questo caso migliori) di quelli contro i quali è intervenuta.

Non ci vuole un fine intellettuale a comprendere che le opere di Hogre sono fatte per provocare e non ci vuole neppure Marshall McLuhan per capire che se censuri le sue opere queste avranno una notorietà maggiore, che poi era proprio quello che l’artista voleva. Ecce homo erectus in realtà è un lavoro che potremmo definire didascalico. Un Dio eccitato dinnanzi un bambino è sconcertante soltanto perché ci ricorda che migliaia di adolescenti si sono trovati e si trovano davanti a preti infoiati. Questa storia guasta un po’ il clima natalizio, ma la vera censura di norma è proprio quella che ci fa vedere ciò che non è. E noi, grazie anche ad una sovrabbondanza di informazione non controllata che ci rende difficile distinguere il vero dal falso, indulgiamo verso il rassicurante e aberriamo l’inquietante. Le nostre vite tese, veloci, stressate ci spingono a prediligere ciò che tranquillizza non ciò che angustia. Ma tutto questo poi ci porta verso un’esistenza onirica. Ci fanno vedere realtà che poi abbiamo difficoltà a trovare nella vita di tutti i giorni, oppure che ci portano a fare scelte politiche e sociali condizionate dalle mistificazioni. La censura rientra in quella tipologia di strumenti rasserenanti, pensata per non disturbare né le folle, né i manovratori. Non ho mai avversato i giudizi critici, anche i più estremi. Se qualcuno si fosse espresso concettualmente o esteticamente contro i lavori di Hogre ovviamente non avrei avuto nulla da eccepire. E non sono neppure infastidito dal fatto che il manifesto in questione sia stato rimosso perché, come ho detto, in realtà ne ha espanso la visibilità portando al centro dell’attenzione la questione di fondo e cioè che la pedofilia è una piaga orrenda e che quella praticata dai preti lo è ancora di più perché carpisce fraudolentemente la buona fede e l’innocenza dei bambini.

È la censura in quanto tale il punto sul quale riflettere. Dobbiamo chiederci perché la maggior parte delle persone ancora oggi non si indigna dinnanzi l’utilizzo di uno strumento così offensivo per l’intelligenza umana. Abbiamo veramente bisogno di qualcuno che decida per noi se possiamo vedere o meno un lavoro artistico la cui forza intrinseca si basa proprio sulla libertà di pensiero e d’espressione? Il guaio è che proprio la mancanza della suddetta indignazione mi fa pensare che purtroppo la coscienza comune sia ancora molto poco evoluta. Consoliamoci con un constatazione positiva: Hogre con il suo lavoro ha distolto i nostri occhi dallo shopping e li ha portati su due temi gravi e irrisolti quali sono la pedofilia e la censura. Non male per un giovane subvertiser.

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