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Marco (I Mark)

Ha inaugurato nel weekend in Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, Marco (I Mark), di Grazia Toderi (Padova, 1963). A cura di Sergio Risaliti e del Museo Novecento di Firenze, il progetto nasconde e mostra un’intricata rete di richiami alla luce, l’astronomia e la geografia terrestre attraverso un gioco di rimandi tra l’artista, la sua opera e il luogo che la ospita. L’occasione è il ”Moon-flight” Firenze Light Festival 2019, festival organizzato dal Comune di Firenze, che per tutto il mese si prenderà cura dell’abito notturno della città.

Mezzo prediletto da Grazia Toderi, il video è la materia della luce, che viaggia e che appare nel momento in cui incontra una superficie. È la luce delle stelle, l’energia dalla quale proveniamo, ed è guardando questa luce che l’artista disegna le costellazioni e le geometrie luminose sulla tela scura del cielo, costruendo città e cercando costantemente una relazione tra cielo e terra. Le sue proiezioni luminose sembrano dipingere le superfici che inondano.

In Marco (I Mark) un mirino si muove, oscillando dall’inquisizione alla casualità. Ci si sente ora parte della sua ricerca ora meri osservatori, ma in entrambi i casi quel movimento scandisce il tempo presente. L’inquadratura mostra invece un luogo, monocolore, alla vista disabitato e restio ad accogliere qualsiasi forma di vita. Questo dubbio rimane, mentre il mirino scandaglia il luogo e scende dentro le coscienze. L’osservazione diventa l’arma, il linguaggio è quello bellico. Ecco che l’attesa e sospensione si fanno minaccia. Marco (I Mark), nome proprio di origine antica, rinvia al pianeta rosso, a Marte, al dio della guerra, associato alle tempeste e ai fulmini. Il colore rosso è quello di uno spettro luminoso innaturale, di tempesta e conflitto primordiale.

Le proiezioni sono sette, un numero che si apre a una varietà di associazioni, dalla Genesi, ai sette continenti, dai giorni della settimana alle note musicali. Ricorda come nello spazio e sulla terra tutto sia connesso: la vita quotidiana, il destino, le regole cosmiche, le strutture musicali. D’altronde Marco (I Mark) è anche la prima persona del verbo marcare. E Marco è anche il fratello dell’artista, agronomo, che le ha fornito le immagini con le quali è stata realizzata l’opera. Fratello e sorella hanno avviato, in occasione di questa nuova produzione, uno scambio di informazioni sulla terra, l’acqua e il fuoco, sull’aria e i venti, cioè sugli elementi. Il titolo è quindi una dedica riposta. In quest’opera la biografia individuale, i sentimenti familiari si ancorano alla dimensione più vasta, illimitata, della vita nell’universo.

La connessione con le stelle ricorda Majakovskij, e dalla sua invettiva verso un cosmo liberato da antiche autorità ma anche sciolto da ogni vincolo umano: «guardate:/ hanno di nuovo decapitato le stelle/ e insanguinato il cielo, come un mattatoio!» È lo smarrimento del corpo che non trova più dimensione e orientamento e quello del pensiero che non riesce più a elaborare spazi, forme, tempi, dinamiche di accesso e interazione per il corpo umano e che spinge l’artista a ideare una mappa. Grazia Toderi è interessata alla trasformazione delle carte geografiche fin dalla realizzazione delle sue opere della fine degli anni ’80. All’interno di Palazzo Vecchio ha lavorato collegando idealmente la Sala d’Arme alla celebre Sala delle Carte Geografiche. Un incontro certo non casuale quello tra carte geografiche e armi. Inoltre, le proiezioni video dialogano con le carte geografiche conservate a Palazzo della Signoria, sale che furono animate da personaggi come Cosimo il Vecchio, Savonarola, Lorenzo Il Magnifico e Cosimo I, artisti come Leonardo, Michelangelo, Vasari e Bronzino, e dove furono decise le sorti di Firenze e della Toscana.

Marco (I Mark) è visitabile fino al 6 gennaio 2020

 

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