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Lo scandalo è femmina

 

Natalia Goncharova (Governatorato di Tula 1881-Parigi 1962) è forse una delle figure femminili più intriganti delle avanguardie di primo Novecento. Pittrice, costumista, illustratrice, grafica, scenografa, decoratrice, stilista, attrice, ballerina, ha vissuto per l’arte e l’ha fatto in maniera totale. Si può dire che sia stata una performer ante litteram: a Mosca ha partecipato a una performance durante la quale ha sfilato nella zona più ricca ed elegante della città con il volto e il corpo dipinti con immagini e frasi disturbanti, volte allo scandalo e al turbamento del senso comune e della pubblica morale. Processata per aver raffigurato nei suoi dipinti nudi femminili, Natalia Goncharova è stata un enfant terrible dell’avanguardia europea, alla quale ha partecipato esponendo mostre a Monaco, Berlino, Parigi e Londra.  

A Palazzo Strozzi giunge la prima monografia su questa grande e controversa artista, che ripercorre a ritroso la sua vita e mette a confronto la sua produzione artistica con quella di artisti che sono stati suoi punti di riferimento, quali Paul Gaugin, Henri Matisse, Pablo Picasso e Umberto Boccioni. La retrospettiva raccoglie 130 opere e le accompagna alle diverse fasi della vita della Goncharova, dalla campagna russa dove è nata a Mosca dove è cresciuta fino a Parigi dove ha vissuto. Natalia Goncharova ha vissuto e lavorato per più di cinquant’anni con l’artista Mikhail Larionov in modo libero e aperto, arrivando al matrimonio solo negli ultimi anni di vita e solo per tutelare il comune lavoro. Eroina dell’avanguardia russa, ha vissuto come esule a Parigi per continuare a lavorare senza costrizioni date dagli scandali scatenati nella società russa di inizio secolo. Fusione di tradizione e innovazione, Oriente e Occidente, la sua produzione ha unito in maniera fortemente personale elementi iconici della tradizione popolare e religiosa russa alle istanze dell’arte moderna occidentale, passando attraverso il periodo eroico del primo Novecento, quello della Grande guerra e della Parigi degli anni Venti.  

Tra le principali opere presenti in mostra lavori giovanili quali l’Autoritratto con gigli gialli (1907-1908), la tela Contadini che raccolgono le mele (1911) già proprietà di Ivan Morozov, uno dei maggiori collezionisti del primo Novecento, il polittico della Mietitura (1911) e i suoi dipinti di nudi, che la portarono a processo per oscenità. Una sezione dedicata alle opere religiose accoglie tra l’altro il monumentale polittico degli Evangelisti (1911), che nel 1914 a San Pietroburgo sconvolse il pubblico e fu ritirato dalle autorità. In occasione della mostra è stato restaurato il grande paravento commissionato a Natalia nel 1927 per l’Arts Club di Chicago dalla raffinata collezionista americana Rue Winterbotham Carpenter. La mostra presenta inoltre un confronto con importanti opere di futuristi italiani, come lo studio per La città che sale di Boccioni e Velocità astratta – l’auto è passata di Balla. Il confronto tra gli studi per Dinamismo di un ciclista di Boccioni e il Ciclista di Goncharova permette di apprezzare analogie e differenze tra Futurismo italiano e russo e di ripercorrere il rapporto con Marinetti e con gli artisti frequentati a Roma tra 1916 e ’17. 

Nella sezione dedicata al soggiorno italiano, sono inclusi due lavori riemersi recentemente: Quattro Evangelisti, esposto all’epoca, da allora mai più esibito, e Icona del Salvatore, totalmente inedito. Donati all’amica artista boema Rougena Zátková, rappresentano una significativa testimonianza dell’uso di Natalia di donare proprie opere alle persone care. Fotografie d’epoca illustrano la biografia di Natalia, mentre alcuni video introducono al suo mondo e alla sua epoca: la vita rurale e urbana russa prima della Rivoluzione, la religiosità ortodossa e l’affascinante ambiente dei Ballets Russes di Serge Diaghilev. Il teatro le ha infatti assicurato rapidamente fama internazionale, grazie a scene e costumi di un esplosivo colorismo, che interpretano con grande vivacità l’animo russo, come quelli per il Coq d’or e l’Oiseau de feu. 

”Dedicare una mostra a Natalia Goncharova – scrive Ludovica Sebregondi, curatrice della versione italiana dell’esposizione – assume un significato particolare, non solo perché sottolinea il ruolo trainante che l’artista ha avuto nell’ambito delle avanguardie, ma anche per dar conto della sua capacità di esplorare stili diversi, riuscendo poi a ricondurli alla propria visione del mondo. Uno spirito anticonformista, il suo, ma discreto, tenace, tanto da essere stata, in Russia, la prima donna a dipingere nudi, a essere colpita dalla censura per opere a tema religioso, a esibirsi nei cabaret. Il suo nome in ambito teatrale è leggendario, i suoi dipinti hanno raggiunto quotazioni da primato alle aste, adesso è il momento che la sua opera, in toto, venga conosciuta anche dal grande pubblico”.

La mostra è visitabile fino al 12 gennaio 2020.

Palazzo Strozzi, piazza Strozzi – Firenze
Info: https://www.palazzostrozzi.org

 

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