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Hypermaremma, un bilancio

Dell’estate 2019 in Maremma resterà una traccia indelebile, quella lasciata dal progetto Hypermaremma, ideato e curato dai galleristi Carlo Pratis e Giorgio Galotti. Un racconto organizzato in capitoli, in ognuno dei quali gruppi di artisti hanno realizzato installazioni site specific in dialogo con le meravigliose campagne maremmane. Un ciclo che ha coinvolto nomi di spicco tra la ”meglio gioventù” del contemporaneo e che non ha mancato di rendere tributo a grandi artisti, come Mauro Staccioli. Nelle geografie del collezionismo e della proposta artistica questo evento ha rappresentato un format nuovo e particolare, degno di nota, senz’altro interessante e ben strutturato, utile per far vivere un’esperienza, oltre la semplice visita. Ne parliamo con Carlo Pratis.

Voltando lo sguardo all’estate, cosa pensi che abbia significato Hypermaremma? «Il progetto ha rappresentato per me innanzitutto la possibilità di vivere in maniera diversa un luogo del cuore, potendo restituirgli qualcosa che ha a che fare col mio lavoro di gallerista. Ha rappresentato poi la realizzazione di una rete di persone legate al territorio con cui ho condiviso il progetto, ospitandone e supportandone momenti salienti, e che continueranno a seguirci negli anni a venire. Infine ha rappresentato la certezza che si possa esporre progetti di qualità ottenendo degli ottimi risultati felicemente al di fuori del sistema fieristico».

Come è stata la risposta della gente? «Nel primo appuntamento di Pasqua, nella splendida cornice del castello di Capalbio, solo in quel weekend abbiamo registrato 550 presenze. Mentre il record assoluto è stato il giorno dell’opening nel parco archeologico di Ansedonia a giugno, quando il personale del museo ha staccato 630 biglietti. Cifre che ci fanno capire quanto mancavano appuntamenti del genere nella bassa Maremma».

Che tipo di reazione avete riscontrato da parte dei collezionisti? Hanno apprezzato questa formula? «Assolutamente sì. Il punto centrale è che in una cornice e in delle occasioni al di fuori della frenesia quotidiana, tutto quello che abbiamo fatto è stato fruito in maniera molto più profonda e concentrata. Lontano dai tempi incalzanti della metropoli, siamo riusciti a dare ai collezionisti una fruizione molto più esperienziale e coinvolgente».

Questa soluzione curatoriale è nuova e interessante. Dopo questa prima esperienza credi che possa essere perfezionata o migliorata sotto qualche aspetto? Se sì, quale? «Innanzitutto vorremmo riuscire a coinvolgere maggiormente gli artisti favorendo delle permanenze più lunghe sul territorio per incentivare ancora di più un legame con i luoghi della Maremma. In secondo luogo una collaborazione sempre più serrata con gli enti e le istituzioni del territorio potrebbe rivelarsi decisiva per innescare un circolo virtuoso di valorizzazione di luoghi spesso fuori dai riflettori del turismo di villeggiatura. Ultimo proposito per la prossima edizione sarà quello di far riscoprire al pubblico il lavoro di un artista del territorio, invertendo la dinamica del progetto: ovvero non esclusivamente introducendo artisti esterni a scoprire la Maremma, ma offrendo al pubblico la possibilità di fare la conoscenza di artisti che storicamente hanno fatto della Maremma la loro casa».

State già pensando a una nuova edizione? Sempre in Maremma o anche altre zone? «Stiamo assolutamente preparando una nuova edizione ma senza dubbio circoscritta al territorio della bassa Maremma, che è una terra ancora tutta da conoscere e che per la sua eccezionalità si sta rivelando ancora tutta da scoprire».

Credi che sia possibile allargare in modo più strutturale questo progetto anche ad altri linguaggi, come il design ad esempio? O è un format che funziona meglio se focalizzato sull’arte contemporanea? «Pensare al design sarebbe una bella sfida ma credo che se ci sarà una direzione nuova in cui svilupperemo il progetto l’anno prossimo sarà sempre di più quella della musica sperimentale».

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