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Aspettando la fine del mondo

Raccontare l’amicizia tra due ragazzi, Lisa ed Ale, e al contempo sviscerare il potere catartico della verità. Con un interrogativo? È possibile rivelare le realtà più scomode evitando di fare sconti (la vita stessa non ne fa), puntando su sensibilità e delicatezza? La risposta è sì, quantomeno per quanto riguarda Silvia Vecchini e Antonio ”Sualzo” Vincenti, tra le coppie più prolifiche del fumetto nazionale, autori del graphic novel 21 giorni alla fine del mondo (Il castoro, 208 pagine, 15.50 euro). Un racconto che – spiega Vecchini – «nasce dall’immagine di due ragazzi su una zattera, intenti ad attraversare un lago scuro. Ad accompagnare questo ”scatto” un po’ misterioso ci sono dei versi della poetessa e scrittrice Sylvia Plath». Come è scoccata la scintilla? «Nel momento in cui ho compreso che volevo raccontare una storia di crescita dove i protagonisti si confrontavano per la prima volta “da grandi” con un segreto nascosto. Le storie di famiglia hanno spesso vuoti e cose non dette», è la risposta. Insomma, «21 giorni alla fine del mondo voleva essere un conto alla rovescia, fino ad arrivare faccia a faccia con la verità e ritrovarsi liberi di proseguire per un’altra strada: la propria», continua l’autrice. Ed eccoci al racconto. Durante l’estate Lisa riceve la visita (inaspettata) di Ale, l’amico del cuore di quando era bambina. Sono trascorsi quattro anni, ma basta nulla per ritrovarsi insieme: il gioco interrotto allora (la costruzione della zattera già citata da Vecchini) è lì ad attenderli. A poco a poco, però, Lisa si accorge che per Ale non è più un semplice gioco. Qualcosa è mutato: c’è un segreto che mina la serenità del ragazzo, che riguarda l’improvvisa scomparsa della mamma e la sua partenza anni prima. Cos’è accaduto davvero quell’estate sul lago? Lisa ha ventuno giorni per scoprirlo. Tre settimane esatte, prima che giunga ferragosto ed Ale se ne vada ancora via. Per sempre. Che tipo di lavoro c’è stato per realizzare questo graphic novel? Replica Vincenti: «Affettuosamente ribattezzato da Silvia con il nome ”io scrivo, tu cancelli”, il nostro non è il metodo classico del fare fumetti». Ovvero? «Lei scrive una storia, la condividiamo e io cerco di capire se ha le caratteristiche giuste per essere un fumetto. Silvia mi lascia spazio per lavorare autonomamente allo storyboard in modo che possa scegliere il ritmo e il respiro della narrazione». Il passaggio seguente? «Torniamo a lavorarci insieme più volte, così invenzioni e soluzioni si mescolano e la storia che alla fine ci troviamo tra le mani, non di rado, sorprende anche noi». Affrontare le proprie, recondite paure per scoprire la verità e trovarsi cambiati, cresciuti e ancora più intimi. Per Lisa ed Ale la vita non sarà più la stessa. E in piccolo, perché no, anche per tanti lettori («sono in molti a scriverci per dirci che cosa hanno trovato nella storia. Questa è la parte più sorprendente e toccante», spiegano soddisfatti gli autori). Ma c’è un messaggio, in particolare, che la storia veicola? «Dal nostro punto di vista possiamo dirti che le storie sono storie. Almeno, quelle che creiamo insieme nascono in modo misterioso e non a tavolino. Dunque può succedere che, arrivati in fondo, svelino a noi stessi un segreto, consegnando un messaggio che non era prestabilito», concludono.

Info: www.castoro-on-line.it

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