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Le donne di Sasso, urgenza emotiva

Silvia Sasso non nasce fotografa. Ha scelto di diventarlo per rispondere ad un’ urgenza emotiva che l’ha spinta ad indagare il mondo femminile: quella metà di mondo che veglia sulla vita, resistendo al quotidiano con la propria essenziale femminilità. Ritratte, titolo della sua prima personale, vuole essere un punto di partenza, una sorta di fondamenta o meglio ancora il capitolo zero del suo personale racconto. Per questo motivo, ha scelto un titolo che fa capire subito che di tratta di ritratti di donne. Un titolo immediato, semplice e allo stesso tempo spiazzante, tanta è l’abitudine alla versione maschile della parola. Ma questi sono ritratti di donne, sono appunto ritratti al femminile. Le Ritratte però sono anche le ritirate, le introverse. Ed ecco che il ritratto diventa indagine intima, sussurrata quasi per non svelare completamente la femminilità che sta cercando.  

Insomma, soltanto occhio di donna poteva vedere l’essenza di una femminilità cosi rarefatta ma forte al tempo stesso. Silvia Sasso stupisce proprio per la sua capacità d’indagine nell’io profondo di ogni donna e per come questa indagine viene poi riportata nelle sue fotografie. I tratti, la luce, i colori rendono il suo lavoro efficace: arriva dritto al cuore proprio perché sa vedere e fare vedere allo spettatore quello che occhi comuni non sempre percepiscono. Ma il lavoro di Sasso non è solo poesia. Si vede la mano della fotografa esperta, ma anche della donna contemporanea. Quella che gioca su più tavoli pratici ed emotivi, sapendo di rischiare ma accettando le sfide, aggiungendo a quelle inevitabili di ogni donna quelle difficili. Le sue sono donne forti che conoscono le insidie della vita e le affrontano con il coraggio della sfrontatezza e della semplicità. 

La mostra di esordio di Silvia Sasso è stata organizzata dalla Galleria S.U., Spazio Arte di Roma, in via del Pozzetto 118, ed è stata curata di Chiara Castria e Paola Quaquarelli, due vere talent scout al femminile.

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