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Coro di donne, canto di protesta

È un dialogo a più voci per abitare il presente quello che Elena Bellantoni tesse in On The Breadline. Vincitore della IV edizione (2018) di Italian Council, iniziato a Belgrado a fine marzo, è un progetto artistico itinerante che cerca nelle donne, nelle loro voci, il passato, perché questo si dischiuda alla comprensione del presente e si proietti verso il futuro. I suoni si incontrano, si mescolano, è un coro che dà forma a un mondo in comune. «Il progetto – racconta Bellantoni – è un unico corpo, ma le voci sono diverse». L’artista realizzerà una performance musicale in quattro diverse città, Belgrado, Istanbul, Atene e Palermo, che confluiranno in quell’unico corpo. Nella dimensione di una dinamica relazionale si produce una connessione tra i fili di una storia che appare frammentata ma i cui pezzi, così cuciti, o forse ricuciti, edificano uno spazio collettivo che ha la sostanza di un solo canto nel quale riconoscersi. On The Breadline, a cui l’artista si dedicherà per tutto il 2019, ripercorre sul territorio e in collaborazione con cori di donne la ”strada del pane”. Il titolo presenta una desiderata ambiguità. «Letteralmente la breadline è la fila che si crea per la distribuzione dei viveri nei periodi di crisi e durante le guerre. – spiega Bellantoni – Mi interessa il duplice aspetto di questo concetto: la rivolta, la protesta, il lavoro legati alla ”linea di povertà”, e la condivisione del pane, che diventa una strada da percorrere insieme». Il progetto, nel riscoprire questa linea del pane, coinvolge paesi che hanno conosciuto le ”rivolte del pane”, così da costruire una narrazione che li riavvicini e ne riallacci la storia. E sono le donne a raccontare questo passato di lotte sulle note del canto di protesta Bread & Roses, tratto da una frase di un discorso della leader statunitense femminista e socialista Rose Schneiderman, pronunciato nel 1912 durante uno sciopero di lavoratrici. «Bread & Roses è il movente ma anche la scusa per avviare un nuovo ”discorso” e per esaminare i soggetti di questo dialogo a più voci» continua l’artista. La nuova partitura musicale, realizzata dalla direttrice del Coro Inni e Canti di Lotta del Laboratorio di canto politico della Scuola Popolare di Musica di Testaccio Sandra Cotronei, si adatta al luogo, alle persone incontrate, alle lingue di origine. Continua Bellantoni: «Sandra ha riscritto tutta la partitura di Bread & Roses e io con ogni direttore del coro ho fatto la traduzione e l’adattamento musicale di ogni testo scritto». Attraverso il fil rouge del canto di protesta affiorano poi elementi di continuità e discontinuità. «Quello che cambierà saranno la location e la lingua ogni volta diversi, ma emergeranno anche elementi di contatto. Lavorerò con gruppi numerosi di giovani musiciste e l’elemento che tornerà è la voce e il modo in cui le ragazze sono vestite: indosseranno delle uniformi da lavoro e alcune di loro, le tre soliste, indosseranno abiti tradizionali».

Bellantoni è da poco tornata da Belgrado, città segnata da guerre e conflitti atroci, dove, intrecciando una relazione con il territorio, per le strade della capitale serba ha avuto inizio il suo cammino e il suo scambio umano, intellettuale e artistico. Qui ha realizzato anche altre performance: «Durante il mese che ho trascorso nella capitale serba ho tra-scritto il mio rapporto con la città in tre azioni differenti, sviluppate nello spazio pubblico, in dei luoghi che ho reputato chiave». In Yu&Me On the breadline, al Museo del 25 Maggio, entra in relazione con la città attraverso il proprio corpo e l’uso della farina, con cui traccia a terra la sua breadline; in Blu White Red all’interno del perimetro delle fondamenta del Museo della Rivoluzione srotola i colori della bandiera della ex Iugoslavia, ”attraversandone la storia”; in Armed body/corpo armato interagisce con i carri armati, le armi, le bombe i e missili, i ”giocattoli di morte” conservati nel parco di Kalemegdan. «Qui – prosegue – ho collaborato con 25 giovani studentesse del Collegium Musicum dell’Università di Belgrado. Il corpo che ha preso forma è quello della voce, del linguaggio e delle parole, che assume la fisionomia del paesaggio urbano e dei visi delle ragazze. È come se la città a un certo punto incarnasse le voci di queste giovani musiciste e dalle torri del Block23 e dalle finestre dei palazzi emanasse un unico canto». Di questo lungo percorso resteranno una video installazione a quattro canali, uno per ogni città; 4 dischi in vinile 33 giri; fotografie del viaggio; disegni a china realizzati dall’artista e pani di ciascun paese in ceramica smaltata in oro 18K. On The Breadline è un canto di protesta che deve essere collettivo. Un coro che non può che essere declinato al femminile.E non è la prima volta che Bellantoni affronta tematiche legate al corpo e alla voce della donna nel suo lavoro. «Oggi più che mai c’è bisogno di dare voce alle donne. Credo che questo ”gesto poetico” sia necessario, non solo per raccontare un lungo passato di lotte e proteste, ma per leggere il presente ascoltando il passato e guardando al futuro».

On The Breadline, vincitore della IV edizione di Italian Council (2018) – bando promosso dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il fine di promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo – è curato da Benedetta Carpi De Resmini ed è promosso da Wunderbar Cultural Projects. Il lavoro finale entrerà a far parte della collezione permanente delle opere multimediali dell’Istituto Centrale per la Grafica e successivamente presentato in una mostra personale nel 2020.

Info: www.onthebreadline.it

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