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Ultimi giorni rimasti per visitare Amusement

Resta ancora qualche giorno, fino al 15 marzo, per visitare la mostra fotografica Amusement di Stefano Cerio. Presso lo spazio polifunzionale, infatti, nonché salotto d’arte, Howtan Space di Roma, sono esposte circa 15 fotografie di grande formato e a colori che immortalano alcune strutture del divertimento come parchi giochi, acqua park, piste e impianti da sci, giostre e gonfiabili.

«Queste costruzioni – scrive la curatrice  Barbara Martusciello - sono però restituite senza l’allure giocoso che solitamente esse esprimono e dovrebbe permearle e, così, in queste diverse inquadrature, risultano stranianti, algide, di una bellezza surreale e, soprattutto, nella propria inutilità funzionale perché in totale assenza di persone che dovrebbero animarle e dargli un senso. Dunque, Cerio ci mostra i posti dello svago organizzato, massificato e monetizzato che egli indaga nella loro identità e svela nel proprio carattere di non-lieu – Marc Augé docet (1992) – in cui l’essere umano è talmente, tragicamente solo tanto da sparire: anche da se stesso e agli occhi di chi guarda. Lo spectrum – per dirla alla Roland Barthes – non è, quindi, tanto l’architettura ludica e dell’intrattenimento, quel che di sintetico e di kitch essa di volta in volta evidenzia, ma proprio quel che in queste immagini manca, nel silenzio assordante di impianti sciistici di notte, di Gardaland e Mirabilandia chiusi, di Nettuno beach deserto, dello Shijingshang Park o dell’Happy Valley di Shanghai senza alcun avventore; in fondo, queste opere, che paiono e in parte sono paesaggi, si rivelano dei veri e propri ritratti. L’artista stesso lo sottolinea, indicandoli come foto di persone che non ci sono.L’osservazione dell’artista ha un taglio psicologico, sociologico e antropologico e allo stesso tempo si fa costruzione linguistica riguardante il proprio specifico fotografico: fatto di luci, ombre, luminosità e contrasti, di vuoti e pieni, di equilibri compositivi e di inquadrature, tutto riassunto in una elencazione quasi enciclopedica di ogni struttura inerente al tema individuato. Ed è tale ripetizione – seppure ogni costruzione e allestimento sia sempre diverso – a sottolineare l’avvenuto spostamento da un ambito Pop a quello più concettualistico.»

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