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Piccole ballate crudeli

Una raccolta di dieci racconti brevi, ”troppo brevi per svelarci il passato o il futuro delle creature protagoniste e degli umani che, loro malgrado, le subiscono”. Parola di Marga ”Blackbanshee” Biazzi, illustratrice milanese autodidatta – dal 2005 ha iniziato a collaborare con varie case editrici come illustratrice per l’infanzia – che dà alle stampe il suo graphic novel d’esordio (al di fuori di due autoproduzioni, il romanzo a fumetti Ballate di mezzaestate e l’artbook Ellefolk mundi).

Pubblicato da Shockdom, Piccole ballate crudeli (96 pagine, 15 euro, anche con cover variant), tratteggia un presente di affascinanti incontri tra mortali e creature arcaiche, che puniscono la superbia e la cattiveria che troppo spesso gli umani abbracciano. Storie dolcemente macabre, con una forte impronta etico-ambientalista (alcune) o con un deciso rimando alle ballate del folklore più originale (altre), «che nascono dal primo racconto che troverete nel volume: Il mostro in fondo al bosco», spiega l’autrice. Ma la genesi di questo lavoro non finisce qui. «Fino a poco più di un anno fa lavoravo in pub – riprende Biazzi – e da tempo non mi esercitavo col linguaggio del fumetto. Per sopravvivere a quelle serate, in una fuga dalla realtà ho ideato la storia del Mostro in fondo al bosco. Doveva restare un mero esercizio di stile, invece è diventato un nuovo volume di storie». Le vicende narrate hanno come unico filo conduttore la componente sovrannaturale, ma ogni racconto è a sé. «Per scegliere i soggetti sono partita dalla stagione in cui sarebbero state ambientate, cercando la creatura che avevo voglia di disegnare e che meglio si sposasse con essa. Le storie sono poi venute da situazioni, stimoli, ricordi», spiega l’autrice, che sui tempi di lavoro ammette (con un pizzico di ironia): «Sono stati all’incirca sei mesi, lavorando alle singole storie in tempi diversi, con pause più o meno lunghe in mezzo dettate dalla vita che pretende che io paghi affitto e bollette». E in merito alla tecnica utilizzata? «La colorazione è tutta digitale, mentre l’inchiostrazione è per lo più tradizionale, sia a china sia a pastello. Solo nei due racconti nuovi realizzati per l’edizione di Shockdom – le Piccole ballate nascono prima come autoproduzione – ho usato anche l’inchiostrazione digitale, poiché nel frattempo è arrivato un Ipad pro, che per questo tipo di lavoro è davvero efficiente».

Folkloristico, gotico, fantasy. Esiste un universo che sposa meglio Piccole ballate crudeli? «I primi due totalmente – risponde Biazzi (che ammette di amare film come Labyrinth e Legend, nonché leggende e ballate della tradizione popolare che possono essere rivisitate e mischiate con altri generi) – mentre il fantasy, essendo un genere dei tempi moderni che affronta per lo più battaglie epiche, eroi all’avventura e mostri da sconfiggere,lo escluderei.Piuttosto, mi sono ispirata al folklore per parlare di spiriti antichi tanto crudeli quanto benevoli». E il gotico? «Insieme all’horror è tra i generi che preferisco, e come se quello già presente di base nelle ballate folkloristiche non fosse abbastanza, ce ne aggiungo sempre un pizzico: la componente macabra rende tutto più interessante».

Info: www.shockdom.com

 

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