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Würth, Ritratti d’artista

«La maggior parte della vita la trascorriamo lavorando. Quindi il posto di lavoro deve essere piacevole e confortevole in modo che l’attività lavorativa diventi quasi un hobby. L’arte e la cultura servono ad arricchire anche l’ambiente di lavoro». Sono le parole di Reinhold Würth Presidente del Consiglio di Supervisione delle Società di Famiglia del Gruppo Würth, leader di mercato su scala mondiale nella distribuzione di prodotti e sistemi nei settori dell’automotive, dell’artigianato, dell’edilizia e dell’industria. Arte e cultura sono parte integrante della politica del Gruppo che possiede numerose sedi espositive in tutta Europa. La volontà di migliorare la produttività e la vita dei dipendenti e di coinvolgere i clienti in un ambiente accogliente ha fatto sì che Reinhold Würth creasse un impero culturale importante. Le esposizioni all’interno delle varie sedi sono basate sulla collezione del gruppo che consta di 18.000 opere tra arte contemporanea e tavole e pale d’altare di maestri medievali tedeschi. Nel 2006 la sede italiana di Capena, vicino Roma, è stata dotata dello spazio espositivo permanente della Società in Italia: l’Art Forum Würth Capena. All’Art Forum è ospitata la mostra Art Faces. Ritratti d’artista nella Collezione Würth a cura di Walter Guadagnini, fino al 14 marzo 2020. Art Faces è stata presentata per la prima volta nel 2003 alla Kunsthalle Würth di Schwäbisch Hall ed è la prima mostra fotografica tratta dalla collezione. Comprende oltre 100 ritatti, di 32 fotografi, selezionati tra i 240 scatti provenienti dal nucleo di fotografie dalla collezione di François Meyer donata al gruppo Würth. Alcune opere di noti artisti contemporanei tra cui Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Max Ernst, Jean Arp, Keith Haring, Roy Lichtenstein, sono affiancate ai loro ritratti. L’allestimento è stato pensato per contestualizzare e valorizzare i vari movimenti e gli esponenti che ne hanno fatto parte a partire da gruppi quali gli espressionisti tedeschi per arrivare agli anni novanta del Novecento. La volontà è di mettere in luce la connessione tra l’artista e la sua opera ponendo attenzione alla relazione tra il fotografo e il suo personale sguardo. Attraverso un uso sapiente del mezzo i vari fotografi hanno pienamente reso l’idea dell’artista che si trovavano difronte: Otto Dix, fotografia del 1928, ha il contegno di un attore mentre Kiki Smith si svela quasi una diva; Pablo Picasso insieme ad Andy Warhol e Jean Michel Basquiat, ritratti in un unico scatto, sono immortalati come veri e propri personaggi; lo sguardo folle di Salvator Dalì arriva diretto all’osservatore; Piet Mondrian sembra incastrato in un suo dipinto grazie alle verticali e le orizzontali di un cavalletto che appare nella foto; Hans Harp si perde nelle sue sculture; una parete è dedicata alle donne tra cui spicca lo sguardo arguto di Louise Bourgeois; Francis Bacon è raffigurato come se desse voce ad una sua opera nel gioco di luci ed ombre in bianco e nero; Giorgio de Chirico, austero; Enrico Baj, assorto; Jean Dubuffet, dagli occhi vivi; Alex Katz, tagliente; Gilbert & George, quasi distratti; Fernando Botero e Damien Hirst, penetranti; Christo e Joseph Kosuth, granitici; Niki De Saint-Phalle, assorta; per citarne alcuni.

 

L’idea di questa mostra si origina quindi dal lavoro del fotografo svizzero François Meyer che, negli anni ’70, ha deciso di creare un folto numero di ritratti d’artista andando ad indagare la psicologia e la storia dei suoi soggetti. Meyer realizza scatti meditati che diventano la sua personale collezione. Si occupa di raffigurare personaggi del mondo dell’arte e collabora con riviste quali L’Oeil, Conossaince des Arts, Architectural Digest e Elle Decor, iniziando il suo personale progetto nel 1975. La composizione è strumento importante attraverso cui si rivela una riflessione pensata nel rapporto che si istituisce tra autore e protagonista della fotografia. Non sono semplici ritratti, ma affreschi del mondo dell’arte degli anni ’70 del ‘900 attraverso una vitalità di soluzioni. Questo progetto, ad un certo punto, è stato accantonato da Mayer finché nel 1998, complice la moglie, è stato riportato alla luce. Ora però egli inizia ad acquistare ritratti realizzati da altri, non è più lui l’artefice. Comun denominatore delle fotografie acquisite è il fatto che i fotografi scelti si siano dedicati quasi tutti esclusivamente al ritratto d’artista ed hanno avuto la capacità di creare un rapporto intimo con il soggetto. Insieme alle esposizioni il Gruppo Würth si impegna in azioni concrete volte alla salvaguardia del patrimonio culturale: proprio in Italia ha sponsorizzato il restauro della Cappella Palatina a Palazzo dei Normanni a Palermo. Non viene tralasciata neanche l’attenzione all’architettura nell’estetica, la funzionalità, l’atmosfera e l’innovazione che contraddistinguono le loro proprie sedi costruite a seguito di concorsi rivolti a giovani architetti di tutto il mondo. Lo stesso Art Forum Würth Capena è stato progettato e realizzato dall’architetto siciliano Vincenzo Melluso e dalla Società Politecnica Ingegneria e Architettura. Inoltre questa sede ospita laboratori per famiglie e scuole, incontri con artisti, forum di letteratura, visite guidate e percorsi di arte-terapia per persone con disabilità intellettive.

Dal 16 febbraio 2019 al 14marzo 2020
Art Forum Würth, Via della Buona Fortuna, 2 Capena (RM)

Orari: da lunedì a sabato; 10 – 17; domenica e festivi chiuso

Info: https://fs.wuerth.it/media/pictures/

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