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Accademia di Spagna, Open studios

Per l’Accademia di Spagna quello di ieri è stato il giorno più lungo. Dalla mattina fino alla sera, in occasione degli Open Studios, la meravigliosa sede di piazza S. Pietro in Montorio ha aperto le porte per mostrare al pubblico il lavoro svolto fino ad ora dagli artisti in residenza. Progetti di diversa natura, si va dalle arti visive, alla musica e alla letteratura, alcuni ancora in fase embrionale, altri già in stadio avanzato. Ogni anno un folto gruppo di artisti, studiosi e intellettuali, viene selezionato tramite un Bando di Concorso del Ministero degli Affari Esteri spagnolo per trascorrere un periodo di ricerca negli spazi dell’Accademia romana e sviluppare un progetto ispirato alla Città Eterna e alla sua storia. In attesa di conoscere i risultati finali, che saranno presentati a giugno, gli Open Studios costituiscono un’occasione interessante di confronto con gli artisti che, a totale disposizione del pubblico, sono pronti a rispondere a qualunque domanda e curiosità. Tra i progetti di arti visive, il lavoro di Javier Arbizu, classe 1984, che ha elaborato una serie di sculture legate dal tema di Neomedioevo, un concetto ispirato alle riflessioni di Umberto Eco, con cui l’artista mette in scena un confronto tra le estetiche e le filosofie medievali e quelle contemporanee. In Retorica delle puttane, invece, Julia De Castro, sempre classe 1984, un lavoro che parte dall’omonimo testo scritto nel 1642 da Ferrante Pallavicino per parlare dell’insoddisfazione sessuale nella retorica del passato che, arrivando all’epoca attuale, delle teorie abolizioniste della prostituzione. Una demonizzazione, insomma, quella del piacere e della prostituzione, che ancora oggi non è stata completamente superata. Un lavoro che prende spunto invece dall’architettura incompiuta del nostro paese è Juan Baraja, che sta realizzando una serie fotografica dedicata al complesso residenziale di Corviale e alle persone che, nonostante la natura fallimentare del progetto abitativo, hanno creato delle micro-coumità nell’immediato esterno dell’edificio. Giovanissima, Milena Rossignoli, 1990, equadoregna, ha ricreato nell’atelier dell’Accademia un paesaggio accidentato, una sorta di realtà parallela in cui sulla bellezza e sull’eternità di Roma si impone invece la distruzione e il carattere effimero degli elementi creati dall’artista. Tra gli altri artisti presenti Juan Baraja, Ángela Bonadies, Julia De Castro, Maria Teresa Chicote, Roberto Coromina, Miren Doiz, María Núñez Hierro, Santiago Pastor, Abel Paúl, María Gisèle Royo, Javier Sáez Castán, Elena Trapanese, Ana Zamora. Prossimo appuntamento il 22 giugno, per quello che abbiamo visto, ne varrà la pena. Info: www.accademiaspagna.org

 

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