Fino al 5 maggio la Galleria Mucciaccia ospita la prima personale romana dell’artista franco-inglese Stephane Graff. La mostra Eyedentity presenta una selezione di alcuni dei lavori più noti dell’artista. Graff si caratterizza per l’uso della fotografia analogica e per la creazione di dipinti fotorealistici, la sua ricerca artistica è fortemente influenzata dalle teorie della psicoanalisi di Freud e Jung. L’artista affronta nei suoi lavori i temi dell’identità, dell’occultamento, della memoria e sviluppa la sua concezione laica del sacro.
Le prime opere in mostra appartengono alla serie Black Box, opere foto-realistiche nelle quali gli occhi del soggetto sono celati dietro a un riquadro nero. A questa serie appartengono: The Victorian Painter e The Kiss, fino ai più recenti Glitch Paintings e Rear Window (dal film La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock), ispirati alle immagini distorte che l’artista ha visto sullo schermo del proprio televisore durante una tempesta elettrica. In mostra anche opere della serie Mille-Feuille, composte da più di 100 strisce di legno assemblate assieme. Opere in cui l’unicità della tecnica crea un effetto animato simile a quello della pixellizzazione o allo sfarfallio di un vecchio televisore, rappresentando un’interessante relazione tra analogico e digitale.
In galleria si potranno anche osservare i Mugshots, i ritratti più recenti, scaturiti dalla performance È Proibito Sorridere (Smiling Is Prohibited), tenutasi nella galleria Mucciaccia nel giugno scorso. Una grande collezione di foto segnaletiche articolata con più di 70 serigrafie, a ciascuna delle quali l’artista ha aggiunto un numero e un anagramma del nome del soggetto immortalato. Questi ultimi ritratti entrano in contrasto con l’abbellimento superficiale e forzato della moda dei selfie, dove ognuno si scatta una foto sorridendo, l’artista chiede specificatamente ai suoi modelli di non sorridere: ”Mi sono accorto che una foto dove il soggetto non sorride di solito trasferisce un messaggio molto più potente e rimuove qualsiasi traccia di banalità”. Info: www.galleriamucciaccia.com











