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Human Flow, il film di Ai Weiwei in concorso a Venezia da oggi nelle sale italiane

Esce oggi 2 ottobre Human Flow, il tanto atteso film dell’artista dissidente cinese Ai Weiwei, presentato alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia. «Non me ne sono accorto fino a quando non ho realizzato questo film - racconta in un’intervista – sono anche io un rifugiato». Oggi residente a Berlino, Ai Weiwei è un migrante di fatto, lontano dal suo paese. Perseguitato dal governo cinese per le sue idee politiche, incarcerato nel 2011, a 60 anni, nonostante gli sia stato restituito il passaporto ha deciso di non tornare. Con questo film l’artista cambia media ma continua la sua battaglia, ben nota in tutto il mondo con i suoi interventi. Con grande espressività visiva riesce a raccontare l’epica migrazione di moltitudini umane, mettendo in scena la sconcertante crisi dei profughi e il suo impatto profondamente umano. Un anno e più di riprese, 200 persone nella troupe, 140 minuti e 23 Paesi visitati, dall’Afghanistan all’Italia, dalla Turchia al Kenya, dal Messico all’Iraq, Ai Weiwei inquadra uomini, donne e bambini, passando da campi a centri di accoglienza, muri e mari, portando sullo schermo il dramma e la speranza, la disumanità e la resistenza. Human Flow diventa così la testimonianza della disperata ricerca, da parte di queste persone, di un porto sicuro, di un riparo, di una giustizia. Dal sovraffollamento dei campi profughi ai pericoli delle traversate oceaniche fino alle barriere di filo spinato che proteggono le frontiere, i profughi reagiscono al doloroso distacco con coraggio, resistenza e capacità di adattamento, lasciandosi alle spalle un passato inquietante per esplorare le potenzialità di un futuro ignoto. Se ”il motore di sopravvivenza principale che ho visto nei migranti è l’amore – afferma l’artista – l’arte, gli artisti, questo gruppo speciale di persone deve essere sensibile alla condizione umana, non indifferente alla bellezza, e quando ci sono grandi tragedie devono farsi sentire. Ma non è facile far sentire la propria voce, da questo punto di vista posso ritenermi fortunato”.

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