Avete ancora tempo fino al 30 luglio, per visitare The Many Lives of Erik Kessels, prima retrospettiva dedicata al lavoro fotografico dell’artista, designer ed editore olandese a cura di Francesco Zanot da Camera – Centro italiano per la fotografia a Torino. Dopo il grande successo della mostra dedicata a Magnum e l’Italia ”con questa straordinaria mostra di Kessels – afferma il presidente di Camera – l’istituzione conferma la sua attenzione nei confronti della ricerca più contemporanea, dei linguaggi più diversi attraverso i quali si esprime la ricerca fotografica”.
In vent’anni di carriera, Kessels si è affermato come riferimento primario e imprescindibile nel campo della cosiddetta fotografia trovata. Anziché produrre nuove immagini, per la maggior parte dei suoi progetti raccoglie fotografie pre-esistenti e le riutilizza come tasselli all’interno di un proprio mosaico. È un fotografo senza macchina né obiettivo: la fotografia nella sua pratica è un ready-made che viene prelevato e ricontestualizzato. Il risultato è una sorta di ecologia delle immagini, per cui nulla si aggiunge alla enorme quantità di rappresentazioni che ormai affolla il mondo e cresce esponenzialmente ogni giorno, ma al contrario viene recuperato e riciclato soltanto ciò che è già disponibile. The Many Lives of Erik Kessels attraversa l’intera carriera fotografica dell’autore attraverso un articolato percorso che include centinaia di immagini. Più di trenta sono in totale le serie presentate, oltre a numerosi libri e riviste. In un percorso non-lineare e senza cronologia, si ritrovano lavori monumentali, serie più intime e private, autentiche icone dell’intero universo della fotografica trovata così come produzioni recenti e ancora inedite. Tra i lavori in mostra, per fare alcuni esempi, 24hrs of Photos invade letteralmente lo spazio espositivo con una montagna formata dalle stampe di tutte le immagini, centinaia di migliaia, caricate in un solo giorno su Internet. My Feet, maestosa installazione composta esclusivamente dalle immagini dei piedi di chi fotografa, introduce immediatamente i concetti di ripetizione e archiviazione. My Sister, un video musicato dal compositore giapponese Ryuichi Sakamoto tratto da un home-movie, interamente dedicato a una partita di ping-pong tra l’autore e sua sorella, tragicamente scomparsa in un incidente stradale a soli 9 anni. E anche Album Beauty, un’intera stanza dedicata al fenomeno degli album di famiglia, tra i soggetti privilegiati da Kessels, che riabilita democraticamente il fotografo amatoriale proiettandolo sotto i riflettori della ricerca artistica.
La mostra costituisce così a sua volta una grande accumulazione. Innanzitutto di modalità allestitive: tra immagini incorniciate e scorniciate, appese a parete e sdraiate a terra, light-box, cubi, wallpaper, portaritratti e proiezioni, e allo stesso tempo una sintesi e una de-costruzione di ogni possibile mostra fotografica. E di fotografie, naturalmente: non ci sono generi, autori, epoche, geografie esclusi dall’indagine onnivora di Kessels. Fino agli scarti: anziché essere un’onta da evitare accuratamente, qui l’errore diventa al contrario un elemento attrattivo e significante. È ciò che rende speciale una fotografia. Un segno della sua vitalità. Info: camera.to



