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Immagini di Roma: l’archivio di Rodolfo Lanciani è finalmente digitale

Archeologi, che per le vostre ricerche girate di biblioteca in biblioteca e passate ore a sfogliare vecchi archivi cartacei, è arrivata finalmente una novità. La Standford University offre sul suo sito l’accesso virtuale alla raccolta dei racconti storici di Rodolfo Lanciani.

Laureato in filosofia e matematica e poi in ingegneria, Lanciani è considerato un a tutti gli effetti un archeologo, il pioniere nello studio sistematico e moderno della città di Roma. Fu segretario della Commissione Archeologica Comunale e ingegnere della Direzione Generale dei Musei e Scavi presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Protagonista e testimone diretto di un periodo straordinario dell’esplorazione archeologica di Roma, durante il quale la febbre edilizia fu pari soltanto a quella del secondo dopoguerra, in questa attività poté seguire tutti i numerosi ritrovamenti avvenuti nel corso dei lavori per Roma capitale, descrivendoli scrupolosamente. Per lui fu creata addirittura la cattedra di Topografia Romana all’Università di Roma La Sapienza e per i suoi meriti successivamente fu nominato senatore del Regno d’Italia nel 1911. Il lavoro per cui è ricordato è senza dubbio Forma Urbis Romae; si tratta della pianta di tutti i resti conosciuti dell’epoca romana fino al VI secolo, composta da 46 tavole in scala 1:1000 dove sono confluiti i tutti i suoi studi. Benché nel tempo alcune interpretazioni di Lanciani siano state messe in discussione, rimane una pietra miliare per gli studi di Roma antica. L’opera, ora disponibile anche in rete, presenta un notevole interesse anche per i non specialisti, in quanto integra anche le sovrapposizioni moderne – strade, piazze, ville - agli edifici antichi. Durante la sua lunga carriera Lanciani ha raccolto un vasto archivio di proprie note e manoscritti, oltre che di opere di altri, tra cui rare stampe e disegni originali di artisti e architetti addirittura dal XVI secolo in poi. Dopo la sua morte nel 1929, l’intera biblioteca fu acquistata dall’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, su raccomandazione del Direttore Corrado Ricci.

”La collezione Lanciani, ha detto al momento dell’acquisizione il direttore, ha arricchito la sezione topografica romana di quasi 3.000 volumi e brochure stampate, diverse cartelle contenenti note preziose per la prosecuzione della storia degli scavi di Roma e Lazio che la morte dell’ archeologo ha lasciato interrotto, oltre a circa 15.000 tra stampe e disegni, e alcuni libri con i disegni a penna e matita di artisti come Giani, Rossini e Caracciolo”. Lanciani considerava questo corpus la sua collezione personale, a differenza di quella simile che donò alla Biblioteca Vaticana nel 1925. La stanza che ospita la collezione INASA è chiamata Sala Lanciani e si trova nella Biblioteca di Archeologia e della Storia dell’Arte nello storico Palazzo Venezia di Roma. Info: exhibits.stanford.edu

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