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In mostra le icone di Hollywood

mostra Icone di Hollywood

La storia del cinema raccontata da centosessantuno fotografie che ripercorrono l’età d’oro dello star system americano attraverso i ritratti dei grandi divi. Hollywood Icons. Fotografie dalla Fondazione John Kobal, in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 24 giugno al 17 settembre, mette in rassegna le immagini più note delle stelle del cinema, svelate da celebri fotografi di scena, che in quegli anni erano chiamati dagli studi per realizzare immagini capaci di promuovere i film e di lanciare le celebrità del cinema. «Gli otto studi cinematografici che esistevano all’epoca negli Stati Uniti e che dominavano il mercato mondiale – ha spiegato uno dei due curatori, Robert Dance – avevano a disposizione dai due ai dieci fotografi che lavoravano tutti i giorni silenziosamente dietro le quinte per creare immagini glamour».

La mostra espone celebri primi piani, come quelli di Audrey Hepburn immortalata da Bud Fraker durante le riprese del film Sabrina (1954) o in Colazione da Tiffany (1961) , o come quello di Marcello Mastroianni in 8e1/2 di Peter Bosh o ancora Marlene Dietrich in Marocco fotografata da Eugene Robert Riches (1930) o Greta Garbo in Anna Christie (1930) svelata da Clarence Siclair Bull. «Negli anni Venti – ha sottolineato il curatore Simon Crocker – non venivano promossi i protagonisti, ma solo i film. Poi si capì che erano le star ad attirare il pubblico nei cinema. Ci fu una fase di transizione, ma la svolta arrivò con Greta Garbo fotografata prima da Ruth Harriet Louise che capì come valorizzare il personaggio e poi dal celebre George Hurrell».

I fotografi erano tutti uomini, ad eccezione di Ruth Harriet Louise, che fu la prima a fotografare star come Joan Crawford e Greta Garbo. La mostra è costituita da fotografie originali, quasi tutte in bianco e nero, che documentano a scopo pubblicitario ciò che avveniva sul set, dietro le quinte o nei camerini. Si va dai ritratti di Clark Gable o Gary Grant a quelli di Marlon Brando, Paul Newman , Marilyn Monroe o Liz Taylor. Attraverso le foto emergono anche alcuni aneddoti, come quello di Rita Hayworth che si prestava molto ad essere ritratta, oppure quello dell’incontro tra il giornalista e collezionista John Kobal e la diva Marlene Dietrich. «Il concerto di Marlene era tutto esaurito – ha raccontato Simon Crocker – ma il giornalista riuscì comunque a procurarsi un biglietto gratis tramite un amico. A concerto finito si recò dietro le quinte e gridò in tedesco ”Ich lieve dice” (Io ti amo). La Dietrich non amava parlare in tedesco, ma lo notò e lo invitò prima ad una festa e poi addirittura a dormire sul divano della sua suite». Intorno agli anni Quaranta, la fotografia comincia a cambiare. La messa a fuoco è molto più netta e l’uso del trucco è diverso. Qui spicca la foto che ritrae Jane Russel nel film Il mio corpo ti scalderà del fotografo George Hurrell che divenne uno dei più famosi e richiesti per la sua messa a fuoco precisa, i contorni nitidi, l’illuminazione drammatica e i forti contrasti che divennero le caratteristiche dell’avanguardia fotografica.

Il film fu censurato nel 1941 per via del primo piano del seno della Russel. L’immagine fu utilizzata così a scopo di marketing e il film, uscito nelle sale nel 1946, fu un successo al botteghino. Negli anni ’50 si comincia a usare il colore, ma è il bianco e nero che consente di coprire i difetti e di realizzare immagini più sofisticate. La mostra arriva fino agli anni ’60 quando però ormai il sistema degli studio si modifica. Questo cambiamento è ben descritto nel film La dolce Vita di Federico Fellini nel quale il personaggio del paparazzo prende il posto del fotografo di scena. Il pubblico non vuole più vedere i ritratti realizzati in studio ma scatti rubati sul momento.

Info: https://www.palazzoesposizioni.it

 

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