Alek O., Frutta gallery

Dopo una menzione speciale della giuria alla Quadriennale di Roma, Alek O. torna nella capitale per una personale da Frutta gallery a Trastevere, dal titolo L’impero delle luci di magrittiana memoria. A poche settimane dalla chiusura della mostra di Gabriele De Santis, un progetto espositivo che invadeva interamente le pareti della galleria, lo spazio ospita un intervento più timido ma altrettanto sincero. Una serie di nuovi lavori realizzati dall’artista di origini argentine che si discostano per resa estetica dai progetti precedentemente presentati al pubblico ma che concettualmente restano fedeli alla sua costante pratica del riciclo. Una poetica delle piccole cose, la sua, che tende a voler rintracciare in ogni oggetto di uso quotidiano un potenziale bacino iconografico.

E così che nascono collage di foglie dai colori pastello e grandi rettangoli di polistirolo che, per sovrapposizione, sembrano andare a formare planimetrie di città inesistenti. Sperimentazioni quasi didattiche che ricordano gli esperimenti di riuso di Stefano Arienti, installazioni ambientali nate dal desiderio di raccogliere, collezionare e infine conferire un nuovo status ad oggetti anche banali. Se i pattern colorati a parete, ornati da foglie in oro, potrebbero tradire un certo decorativismo, nei polistiroli è più evidente la ricerca sulle geometrie di Alek O., elemento inconfondibile nella sua pratica artistica. A smentire ogni possibilità ornamentale, inoltre, l’allestimento di Frutta, che si concentra nella parte inferiore delle tre pareti della galleria, fino a toccare terra e non nasconde il nastro adesivo che accompagna il profilo dei pannelli appesi alle pareti. Le opere, coerenti con l’intento di ricostruire la memoria degli elementi, raccontano, attraverso i materiali, quello che gli oggetti sono diventati, senza mettere da parte il loro passato. A presentare la mostra il comunicato stampa che si offre al pubblico come un opera d’arte a sé, un testo scritto da Matteo Rubbi che racconta una storia che, non a caso, sembra parlare proprio di Alek O.: ”C’era un deposito infinito di cose intorno a lei, ci disse, cose sopra cose, appoggiate, disposte con ordine e disordine”.
Fino al 13 maggio; info: www.fruttagallery.com