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En toute chose

Ricongiungere l’esperienza personale con l’esperienza del mondo; provare fisicamente e mentalmente il movimento interno con cui le cose sono animate; interrogarsi sulle relazioni che intratteniamo con il reale. Ecco l’ambiziosa sfida che si è lanciato Jean de Loisy, presidente del Palais de Tokyo da cinque anni. A rivelarlo lo stesso de Loisy durante l’inaugurazione, in presenza degli artisti, delle otto esposizioni che si alterneranno in questa stagione, riunite sotto al titolo En toute chose, dal 3 febbraio all’8 maggio. Si tratta del progetto più ambizioso mai orchestrato al museo parigino, nell’ambito del quale gli artisti si concentreranno sullo stesso scopo: fare interrogare il visitatore sul potere che egli esercita sulle cose che lo circondano e farlo concentrare sul modo in cui gli oggetti interagiscono con lui.

Otto mostre e una quindicina di artisti, questo il format della rassegna, in cui si possono trovare nomi come quello di Abramo Poincheval (classe 1972) conosciuto già dal pubblico parigino per la sua performance al Museo della Caccia e della Natura nel 2014 dove aveva cercato di spingersi oltre i suoi limiti fisici e mentali. Per la mostra al Palais de Tokyo rinnova l’esperienza di un “viaggio terrestre interiore”. Segue la collettiva intitolata Sotto lo sguardo delle machine piene d’amore e di grazia di Pedro Barateriro, Richard Brautiga, Isabelle Cornaro, Marjorie Keller, Lee Kit, Marie Lund, Michael E. Smith, Mika Tajima e infine Marie Mathématiques, diretta dal giovane curatore Yoann Gourmel. L’insieme delle opere presentate, foto, film, sculture, e algoritmi riflettono questa cultura nella quale viviamo dove discorsi emozionali ed economici si influenzano reciprocamente.

Si prosegue con Taro Izumi, che presenta la sua prima esposizione personale in Francia intitolata Pan. Un viaggio attraverso installazioni, video, sculture che ruotano intorno al concetto di imprevisto, dando vita a forme inattese. Una visione turbolenta della realtà caratterizzata da rumori inattesi rompe con l’organizzazione sociale della sua cultura giapponese mettendo in luce lo scarto tra il reale e la sua rappresentazione. Infine, la mostra si chiude con gli artisti Mel O’Callaghan, Dorian Gaudin, Emanuele Saulnier ed Anne Trotter in percorso coerente sul rapporto tra il reale e le cose.
Insomma, una fitta programmazione con grandi protagonisti dell’arte contemporanea. Info: www.palaisdetokyo.com

 

 

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